A distanza di due mesi da una difficile situazione sanitaria, in Congo si riaffaccia una misteriosa malattia che nelle ultime ore ha provocato la morte di oltre 50 persone in poche settimane. Il primo focolaio è stato rilevato nel villaggio di Boloko, dove tre bambini sono deceduti dopo aver mangiato un pipistrello. Da allora, il numero di contagi è cresciuto rapidamente, con un altro focolaio nel villaggio di Bomate. Le autorità sanitarie hanno segnalato sintomi allarmanti, tra cui febbre alta, vomito e gravi emorragie interne. La velocità con cui i pazienti soccombono alla malattia, spesso entro 48 ore, preoccupa gli esperti.
L’epidemia si è manifestata inizialmente il 21 gennaio nel villaggio di Boloko, nella zona sanitaria di Bolomba, dove 12 persone si sono ammalate e otto sono decedute. Successivamente, il 9 febbraio, un secondo focolaio è stato individuato nel villaggio di Bomate, nella zona sanitaria di Basankusu, con 419 casi e 45 morti. Al 16 febbraio, il bilancio complessivo dell’epidemia conta 431 casi e 53 decessi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha escluso che si tratti di Ebola, Marburg e altre febbri emorragiche comuni, grazie ai test effettuati su 13 campioni prelevati dai pazienti. Tuttavia, alcuni test hanno dato esito positivo alla malaria. Questo non basta però a spiegare l’elevato tasso di mortalità e la rapidità con cui la malattia progredisce.
Secondo Serge Ngalebato, direttore medico dell’ospedale di Bikoro, la preoccupazione maggiore è data dall’intervallo brevissimo tra l’insorgenza dei sintomi e il decesso. Questo lascia poco tempo per intervenire e rende difficile contenere la diffusione della malattia. Inoltre, la scarsa infrastruttura sanitaria e le limitate capacità di sorveglianza epidemiologica nelle aree colpite complicano ulteriormente la gestione dell’emergenza.
L’OMS sta monitorando da vicino la situazione e analizzando diverse ipotesi, tra cui un’infezione virale sconosciuta o una possibile intossicazione da agenti tossici. In passato, altri focolai di origine ignota nella regione si sono poi rivelati epidemie di malaria non diagnosticate tempestivamente. Tuttavia, il fatto che i sintomi comprendano gravi emorragie rende questa malattia particolarmente insolita.
Gli esperti sottolineano che il consumo di animali selvatici rappresenta un rischio per la trasmissione di nuove malattie dagli animali all’uomo. L’OMS aveva già segnalato nel 2022 un aumento del 60% negli ultimi dieci anni di focolai di zoonosi in Africa, legati alla caccia e al consumo di carne di animali selvatici.



