Con l’approvazione definitiva del disegno di legge n. 623-B, l’Italia compie un passo significativo nella tutela dei diritti degli animali. Il provvedimento, approvato nelle scorse ore dalla Camera dei deputati, inasprisce le pene per i reati di maltrattamento e abbandono, ridefinendo l’approccio giuridico alla protezione degli animali in chiave più severa e coerente con il dettato costituzionale dell’articolo 9, che riconosce gli animali come esseri senzienti.
Tra i punti centrali della riforma, spicca l’introduzione di sanzioni più dure per chi maltratta, uccide o abbandona un animale. Le pene detentive salgono fino a 7 anni per chi provoca la morte dell’animale con crudeltà o per futili motivi. In caso di gravi sevizie o torture, anche senza esito letale, la reclusione potrà raggiungere i 5 anni. La legge prevede inoltre la possibilità di pene accessorie, come l’interdizione dal possesso di animali e il divieto di svolgere attività a contatto con essi.

Viene inoltre vietato esplicitamente l’utilizzo della catena per cani e altri animali d’affezione, se non in casi eccezionali e temporanei, pena una multa fino a 2.000 euro. La norma recepisce in parte istanze portate avanti da associazioni animaliste, che da tempo chiedevano un superamento definitivo dell’uso della catena come strumento di contenzione.
La legge vede anche il divieto totale anche di utilizzare pellicce di gatti domestici per fini commerciali. Inoltre, si dà grande attenzione alle specie protette. Per l’uccisione, cattura, o detenzione è previsto l’arresto da 3 mesi a 1 anno con ammenda fino a 8 mila euro. Si chiede quindi attenzione alla provenienza dei cuccioli da acquistare. Il traffico di questi animali è punito con la reclusione da 4 a 18 mesi ed una multa da 6 mila a 30 mila euro.
La nuova legge rafforza anche il contrasto all’abbandono, introducendo pene fino a 3 anni di carcere per chi lascia deliberatamente un animale in condizioni tali da metterne a rischio la vita o la salute. Viene inoltre istituito un fondo per la protezione degli animali, destinato a finanziare i rifugi, i controlli e le attività di prevenzione.



