Il riscatto della laurea è una sorta di “macchina del tempo” previdenziale. In parole povere, permette di pagare una somma all’INPS per far sì che gli anni passati sui libri all’università vengano conteggiati come se fossero stati anni di lavoro vero e proprio.
Perché farlo? I motivi sono due: anticipare il momento della pensione (perché accumuli prima gli anni di contributi necessari) e aumentare l’importo dell’assegno che riceverai ogni mese quando smetterai di lavorare. È una scelta strategica, soprattutto oggi che si inizia a lavorare sempre più tardi. Non tutto si può riscattare. Puoi “recuperare” solo gli anni della durata legale del tuo corso (se la laurea dura tre anni, riscatti quelli; se sei andato fuori corso, quegli anni extra non valgono). È fondamentale aver ottenuto il titolo di studio: se hai dato gli esami ma non ti sei laureato, non puoi richiedere nulla.
Il costo non è fisso: prima inizi, meno paghi. La cifra infatti cresce insieme alla tua età e al tuo stipendio. Esiste però una versione “agevolata” che permette di pagare una quota fissa ridotta, rendendo l’investimento molto più accessibile per i neolaureati. Inoltre, lo Stato ti aiuta: i soldi che versi sono deducibili dalle tasse, il che significa che una parte della spesa ti “torna indietro” sotto forma di sconti sulle imposte.

Attenzione alla “Stretta” dal 2031. Qui le cose si complicano un po’. Il Governo ha recentemente cambiato le regole per chi vuole usare il riscatto per andare in pensione prima del previsto. Dal 2031, il valore di questi anni riscattati inizierà a diminuire progressivamente per quanto riguarda il calcolo dell’anticipo pensionistico.
In pratica, tra dieci anni, riscattare tre anni di università non varrà più come tre anni di lavoro pieno ai fini dell’uscita anticipata, ma molto meno. È un taglio graduale che arriverà a pesare parecchio per chi ha lauree brevi. Resta però valido l’effetto positivo sull’importo finale della pensione: quei soldi versati aumenteranno comunque il tuo tesoretto futuro. Se vuoi farti un’idea, l’INPS ha un simulatore online gratuito. Puoi inserire i tuoi dati e vedere quanto dovresti versare e quanto ti converrebbe. Ricorda che puoi anche pagare a rate, diluendo il peso della spesa nel tempo.
Un’ultima dritta per chi inizia a lavorare ora: dal 2026, per i nuovi assunti il TFR (la liquidazione) finirà in automatico nei fondi pensione, a meno che non si dichiari espressamente di non volerlo. È un segnale chiaro: lo Stato sta spingendo i giovani a pensare alla propria pensione fin dal primo giorno di ufficio.



