Un metodo di controllo interno insolito sta creando tensione nei supermercati italiani: il “test del finto cliente”. Questa pratica, utilizzata da una catena di supermercati (Pam) in Toscana, ha portato al licenziamento di tre lavoratori tra Siena e Livorno, generando una dura reazione da parte dei sindacati.
Questa procedura, utilizzata dalle aziende per valutare l’attenzione del personale di cassa, consiste nell’impiego di ispettori interni che, agendo come normali acquirenti, introducono piccoli articoli all’interno di confezioni chiuse di altri prodotti, ad esempio, occultando cosmetici in un cartone di bottiglie. Il test è considerato fallito se il cassiere non rileva l’oggetto nascosto al momento della registrazione della spesa. I tre lavoratori coinvolti sono stati oggetto di un provvedimento di licenziamento a seguito del mancato superamento di tale prova.
La Filcams Cgil Toscana ha immediatamente sollevato perplessità sul metodo adottato, contestandone la proporzionalità rispetto alle mansioni dei dipendenti. Il sindacato sostiene che non si possa demandare al cassiere un ruolo di sorveglianza e investigazione che esula dalle sue responsabilità contrattuali. L’attività principale del cassiere è la gestione delle transazioni e la scansione dei prodotti, non l’ispezione minuziosa di ogni imballaggio sigillato. Richiedere un tale livello di scrutinio è ritenuto sproporzionato rispetto al contesto operativo di un supermercato.

Il fronte sindacale non si limita alla critica del metodo, ma estende l’accusa a quella che definisce una strategia aziendale più ampia. Le rappresentanze sindacali denunciano la natura mirata dei licenziamenti, sostenendo che i provvedimenti abbiano colpito specificamente lavoratori con una rilevante anzianità di servizio – e di conseguenza più onerosi per l’azienda – o esponenti sindacali. Questa tesi rafforza il sospetto di un comportamento antisindacale, specialmente considerando il contesto di una parallela procedura di licenziamento collettivo in corso.
In risposta a questa situazione, i sindacati hanno richiesto per giovedì 20 novembre, un incontro nazionale urgente con la direzione aziendale, esigendo l’immediato ritiro dei licenziamenti. In caso di mancato accordo, è già stata annunciata l’attivazione di ricorsi legali, con l’obiettivo di contestare la legittimità dei provvedimenti e portare la questione all’attenzione pubblica tramite assemblee e iniziative congiunte.



