La paura era ai massimi livelli. Tutto il mondo era in attesa dopo la minaccia di Donald Trump circa l’eliminazione di un’intera civiltà nelle scorse ore, con riferimento all’Iran. Invece, la notte che poteva segnare l’inizio di un conflitto devastante si è conclusa invece con un accordo diplomatico. Donald Trump e il governo iraniano hanno accettato la proposta di mediazione avanzata dal primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif: proroga di due settimane per l’ultimatum fissato dal presidente americano e contestuale riapertura dello Stretto di Hormuz.
L’Iran ha accettato la proposta di cessate il fuoco grazie anche all’intervento dell’ultimo minuto della Cina, che ha esortato Teheran a mostrare flessibilità e stemperare le tensioni. Come riportato dal New York Times, il cessate il fuoco sarebbe stato approvato dalla guida suprema, Mojtaba Khamenei.
Il primo round di trattative fra Stati Uniti e Iran per un accordo definitivo è previsto a Islamabad venerdì 10 aprile 2026. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha ufficializzato l’incontro con un post su X: “Esprimo la mia più profonda gratitudine ai leader di entrambi i Paesi e invito le loro delegazioni a Islamabad venerdì per negoziare ulteriormente un accordo definitivo che risolva tutte le controversie“.
With the greatest humility, I am pleased to announce that the Islamic Republic of Iran and the United States of America, along with their allies, have agreed to an immediate ceasefire everywhere including Lebanon and elsewhere, EFFECTIVE IMMEDIATELY.
I warmly welcome the…— Shehbaz Sharif (@CMShehbaz) April 7, 2026
Ora i negoziati ripartiranno dal documento in 10 punti presentato dagli ayatollah, che i due inviati Steve Witkoff e Jared Kushner considerano una base di partazione accettabile. Lo schema prevede, tra l’altro, la revoca delle sanzioni occidentali.
Durante la giornata drammatica di ieri, anche l’Unione Europea e l’Italia avevano preso posizione. Il governo guidato da Giorgia Meloni aveva diffuso una nota articolata su due punti. Il primo ribadiva “la ferma e risoluta condanna nei confronti delle condotte destabilizzanti del regime di Teheran“, con riferimento al blocco della navigazione nel Golfo, agli attacchi contro i Paesi della regione e alla “sistematica e brutale repressione interna del proprio popolo“.
Il secondo punto rappresentava invece una critica aperta al metodo minatorio adottato da Trump: “È fondamentale distinguere nettamente tra le responsabilità di un regime e il destino di milioni di cittadini comuni. La popolazione civile iraniana non può e non deve pagare per le colpe dei governanti“.
I mercati hanno accolto con favore la notizia della tregua. I listini asiatici hanno festeggiato con chiusure brillanti, mentre i future europei hanno segnato forti rialzi. Anche Wall Street ha reagito positivamente. Sul fronte delle materie prime, il prezzo del petrolio è crollato: il Wti ha perso il 14,42% scendendo a 96,63 dollari al barile, mentre il Brent ha ceduto il 13% a 95,06 dollari. Il greggio Brent con consegna a giugno è crollato di circa il 16%, raggiungendo i 92 dollari, il livello più basso da metà marzo.
Il dollaro si è indebolito sulle principali valute internazionali, con l’euro salito a 1,1685 sul biglietto verde. Si sono rafforzate anche la sterlina e il franco svizzero. In serata, un inviato dell’Onu si è messo in viaggio verso Teheran per facilitare ulteriormente il processo di pace.
Resta ora da vedere se i colloqui di Islamabad riusciranno a trasformare questa tregua precaria in un accordo di pace duraturo, come auspicato dal premier pachistano Sharif: “Ci auguriamo vivamente che i ‘colloqui di Islamabad’ abbiano successo nel raggiungere una pace duratura“.



