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Home » Attualità » “Attaccati al tram”: il dialetto di Salvini scatena un caso diplomatico con Macron

“Attaccati al tram”: il dialetto di Salvini scatena un caso diplomatico con Macron

Le parole di Salvini in dialetto milanese sull'Ucraina scatenano un caso diplomatico: la Francia convoca l'ambasciatrice italiana.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino23 Agosto 2025Aggiornato:23 Agosto 2025
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Salvini e Macron
Matteo Salvini ed Emmanuel Macron (fonte: CultWeb)

Matteo Salvini, vicepremier, leader della Lega, nonché ministro dei Trasporti, ha usato un’espressione molto forte in dialetto milanese per criticare l’ipotesi francese di inviare truppe in Ucraina. Indirizzandosi al presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, ha detto “Taches al tram” (che in milanese significa “attaccati al tram”, cioè “fatti i fatti tuoi” o “levati di torno”). Aggiungendo provocatoriamente: “Vacci tu se vuoi. Ti metti il caschetto, il giubbetto, il fucile e vai in Ucraina“. L’origine di tutto, quindi, sono state le discussioni europee sulla possibilità di inviare truppe in Ucraina per supportare il paese contro l’invasione russa. Ipotesi a cui l’Italia si è sempre opposta (con Germania e Polonia), ma che alcuni leader francesi e inglesi avevano ventilato come possibilità.

Ucraina
Un carro armato ucraino in guerra – fonte: Flickr

Com’era logico che fosse, data la veemenza dell’intervento, le parole di Salvini hanno creato un vero e proprio incidente diplomatico. La Francia ha infatti convocato ufficialmente l’ambasciatrice italiana a Parigi, Emanuela D’Alessandro, per giovedì. Non solo, come riportato da France Press, per Parigi “questi commenti sono contrari al clima di fiducia e alle relazioni storiche tra i due Paesi, nonché ai recenti sviluppi bilaterali che hanno evidenziato forti convergenze, in particolare per quanto riguarda il loro incrollabile sostegno all’Ucraina“.

Maggioranza e opposizione si sono trovate abbastanza in accordo nel criticare le dichiarazioni di Salvini o quanto meno nel chiedere chiarimenti. Per Carlo Calenda (Azione) il comportamento di Salvini a quello di chi parla “al Bar dello sport” invece che come un leader politico. Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra) chiede a Meloni di “censurare” le parole del suo vicepremier. Dura anche Deborah Bergamini (Forza Italia) secondo la quale “la politica estera italiana spetta al presidente del Consiglio e al ministro degli Esteri”, non al leader della Lega.

Insomma, dopo il vertice in Alaska tra Putin e Trump (definito da Salvini un leader che “con i suoi modi che a volte possono sembrare bruschi o irrituali, sta riuscendo laddove hanno fallito tutti”, a differenza di chi attua “macronate”) e quello di Washington alla presenza dei capi di stato europei, la delicata questione tra Russia e Ucraina vive un altro momento di tensione.

 

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