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Home » Attualità » Dall’Iraq a Gaza: cosa ci fa Tony Blair nel piano “shock” di Trump?

Dall’Iraq a Gaza: cosa ci fa Tony Blair nel piano “shock” di Trump?

Tony Blair entra nel 'Board of Peace' di Trump per Gaza: ecco qual è il ruolo del controverso ex PM britannico, e perché è stato coinvolto.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene30 Settembre 2025Aggiornato:30 Settembre 2025
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L'ex Primo Ministro britannico Tony Blair
L'ex Primo Ministro britannico Tony Blair (fonte: EPA)

La scena politica internazionale è stata scossa da una notizia inaspettata: l’ex Primo Ministro britannico Tony Blair è stato nominato membro del nuovo “Board of Peace” proposto dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Questo organismo internazionale, presieduto dallo stesso Trump, avrebbe il compito di supervisionare la transizione di governo a Gaza, qualora Hamas accettasse un ambizioso piano di pace in 20 punti. Ma cosa c’entra Blair con Gaza, e perché proprio lui è stato scelto per un ruolo così delicato in un momento storico così complesso?

Il coinvolgimento di Blair, figura controversa per il suo ruolo nella guerra in Iraq del 2003, aggiunge un ulteriore livello di sorpresa a una proposta che, sulla carta, mira a porre fine a quasi due anni di conflitto, ma che lascia a dir poco perplessa gran parte del mondo arabo e non solo.

Il piano di pace di Trump: dettagli e obiettivi

Il piano di Trump, presentato di recente, è una proposta articolata in 20 punti che delinea una roadmap per la stabilizzazione di Gaza. Tra le sue clausole principali si prevede un immediato cessate il fuoco una volta raggiunto l’accordo tra le parti. Questo dovrebbe portare alla restituzione di 20 ostaggi israeliani ancora in vita e dei resti di oltre due dozzine di persone ritenute decedute entro 72 ore. In cambio, Israele rilascerebbe 250 prigionieri condannati all’ergastolo e 1.700 gazawi detenuti dal 7 ottobre 2023.

Il piano include anche l’invio immediato di “aiuti completi” a Gaza, il dispiegamento di una forza di stabilizzazione multinazionale per supportare la sicurezza e addestrare la polizia locale, e un ritiro graduale delle forze israeliane. La governance di Gaza sarebbe affidata a un “comitato palestinese tecnocratico e apolitico”, responsabile della gestione quotidiana dei servizi pubblici, sotto la supervisione del già citato Board of Peace.

Benjamin Netanyahu e Donald Trump insieme alla Casa Bianca
Benjamin Netanyahu e Donald Trump insieme alla Casa Bianca (fonte: Kevin Lamarque/Reuters)

Il ruolo di Tony Blair e il “Board of Peace”

Tony Blair, che ha ricoperto la carica di Primo Ministro del Regno Unito dal 1997 al 2007, è il primo membro nominato di questo Consiglio di Pace. Dopo aver lasciato Downing Street, Blair ha servito come inviato speciale per il Quartetto per il Medio Oriente (USA, UE, Russia e ONU), concentrandosi sulla creazione delle condizioni per una soluzione a due stati. La sua esperienza in colloqui di alto livello sul futuro di Gaza è stata riconosciuta, e la sua partecipazione al Board of Peace, presieduto da Trump, è vista come un segnale significativo di supporto e fiducia nel futuro della regione.

Il piano esclude categoricamente Hamas da qualsiasi ruolo di governo, diretto o indiretto. Trump ha anche chiarito che, in caso di rifiuto da parte di Hamas, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe il suo “pieno sostegno” per “fare ciò che è necessario”. La proposta lascia aperta la porta a un eventuale stato palestinese, ma solo a condizione che l’Autorità Palestinese attui riforme radicali.

Contesto umanitario e geopolitico

Il piano emerge in un momento di profonda crisi umanitaria nella Striscia di Gaza. L’offensiva militare israeliana ha provocato la morte di almeno 66.055 persone a Gaza. Sulla Striscia è ormai in corso una carestia, e una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha recentemente concluso che Israele ha commesso un genocidio a Gaza.

È interessante notare come questo piano segni un cambiamento rispetto alle precedenti idee dell’amministrazione Trump. Nel febbraio scorso, Trump aveva ipotizzato che gli Stati Uniti avrebbero preso il controllo della Striscia di Gaza per costruire una “riviera del Medio Oriente”, un’idea che avrebbe comportato lo sfollamento forzato dei Palestinesi e che l’ufficio di Blair aveva dichiarato di non voler sostenere. Questo nuovo piano, con il suo approccio più strutturato e la partecipazione di figure come Blair, suggerisce una strategia differente.

Sono comunque in molti a considerare il coinvolgimento di Blair un “crudele scherzo coloniale” ai danni di Gaza e dei Palestinesi, soprattutto dopo che Trump ha minimizzato sulla recente uccisione dei negoziatori di Hamas a Doha intenti a visionare il suo stesso trattato di pace, e ha revocato il visto del Presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas per partecipare all’assemblea delle Nazioni Unite a New York.

Non può sfuggire infatti il fatto che il conflitto israelo-palestinese si sia sviluppato proprio sulla base della storica dichiarazione del ministro britannico Balfour che per primo mostrò pieno sostegno alle ambizioni sioniste, e che possa essere ora un altro politico britannico – considerato nel mondo arabo un criminale di guerra per il suo ruolo centrale nella sanguinosa invasione dell’Iraq – a supervisionare la Palestina, interferendo ancora una volta sul diritto di autodeterminazione del suo popolo.

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