Il Santuario della Madonna della Bozzola si trova nella frazione Bozzola del comune di Garlasco, in provincia di Pavia, ed è uno dei più importanti luoghi di culto mariano della Lombardia. Sorge in aperta campagna e da anni attira migliaia di fedeli grazie a una tradizione legata a una leggenda che ha segnato la nascita del santuario. Secondo la storia ufficiale, nel 1465 una giovane pastorella muta, Maria, avrebbe avuto un’apparizione della Madonna, che le restituì miracolosamente la parola. In seguito a questa visione, le autorità religiose decisero di erigere una chiesa nel luogo indicato. L’area era allora ricoperta di biancospini, detti localmente “buslà”, da cui il toponimo “Bozzola”.
Il santuario è stato costruito in diverse fasi tra il XV e il XVIII secolo, diventando meta di pellegrinaggi, soprattutto nei periodi legati alle festività mariane. La struttura attuale comprende un ampio complesso con navate, cappelle laterali, campanile e locali per l’accoglienza dei fedeli.

Negli ultimi anni, tuttavia, il nome del santuario è tornato alla ribalta mediatica in relazione al delitto di Garlasco, l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto 2007. Alcune teorie alternative, al momento prive di riscontri giudiziari, hanno suggerito possibili collegamenti tra l’omicidio e ambienti legati al santuario. In particolare, nel 2014 emerse un caso di estorsione ai danni dell’allora rettore, Don Gregorio Vitali, coinvolto in una vicenda di presunte avances a giovani fedeli.
Secondo alcune ipotesi speculative, Chiara Poggi sarebbe stata in possesso di informazioni scomode legate a questi ambienti, rendendola potenzialmente una testimone scomoda. A rilanciare questa ipotesi, uno dei legali di Andrea Sempio assieme ad Angela Taccia, ovvero Massimo Lovati. Secondo il quale Chiara Poggi sarebbe stata uccisa da un sicario su commissione, dopo aver scoperto un segreto compromettente. Scenari che, ripetiamo, non hanno alcun fondamento giuridico. Le indagini sono ora focalizzate su altro, per esempio sul ritrovamento di un impronta di Sempio su un muro di casa Poggi.
Per l’assassinio di Chiara Poggi la giustizia italiana ha condannato in via definitiva Alberto Stasi nel 2015. Ma tutto è stato riaperto.



