La Chiesa della Sacra Famiglia rappresenta un simbolo di resistenza spirituale nel cuore della Striscia di Gaza. Situata nel quartiere di al-Zaytun, nella parte orientale della città di Gaza, questa parrocchia cattolica latina costituisce l’unica presenza cattolica romana nell’intero territorio palestinese assediato. Questa mattina un raid israeliano l’ha colpita, causando due morti e sei feriti gravi. Padre Gabriel Romanelli, il parroco, è rimasto leggermente ferito a una gamba. L’attacco ha suscitato condanne internazionali, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha definito l’atto “inaccettabile”. Anche Papa Leone XIV si è espresso in una nota firmata dal cardinale Pietro Parolin.
“Sua Santità Papa Leone XIV è profondamente addolorato nell’apprendere la perdita di vite e di feriti causati dall’attacco militare alla chiesa cattolica della Sacra Famiglia a Gaza e assicura al parroco, don Gabriel Romanelli e a tutta la comunità parrocchiale la sua vicinanza spirituale affidando le anime dei defunti all’amorevole misericordia di Dio“.

La chiesa, che conta circa duecento fedeli, rappresenta una realtà religiosa minoritaria ma significativa in un contesto dove la maggioranza dei cristiani appartiene al rito ortodosso. La parrocchia non è solo un luogo di culto, ma un vero e proprio centro di servizi sociali che include due scuole primarie e secondarie, proprietà del Patriarcato Latino di Gerusalemme, e diverse cliniche mediche.
La comunità religiosa è sostenuta dalle Suore della Carità di Madre Teresa, dalle Suore del Verbo Incarnato e dalle Suore del Rosario, che si dedicano all’assistenza di malati, disabili e anziani, indipendentemente dalla loro religione. Questa apertura interreligiosa rappresenta un elemento distintivo della missione della parrocchia.
La Chiesa della Sacra Famiglia ha attraversato già momenti drammatici che ne hanno segnato la storia recente. Durante l’operazione militare israeliana “Margine di protezione” del 2014, gli aerei colpirono e distrussero la casa delle Suore del Verbo Incarnato, situata all’interno del compound della parrocchia. Anche la scuola attigua subì gravi danni. In quei mesi tragici, la parrocchia offrì rifugio a oltre 700 sfollati provenienti dai quartieri orientali di Gaza.
Nel 2015, durante il Giubileo della Misericordia, fu aperta una Porta Santa presso la chiesa per permettere ai cattolici di Gaza, impossibilitati a raggiungere Gerusalemme e Betlemme a causa del blocco, di partecipare al giubileo straordinario.
Secondo quanto risulta all’ANSA, da fonti vicine al Patriarcato di Gerusalemme, Israele si sarebbe giustificato affermando che si sarebbe trattato di “un errore di tiro”.



