La sera del 23 gennaio, nel cuore di Milano, un corpo precipita dal quarto piano di un palazzo in via Nerino. La custode dello stabile chiama immediatamente i soccorsi, ma per l’uomo non c’è più nulla da fare. Nelle ore successive, gli investigatori scoprono che quella caduta nasconde molto più di un semplice suicidio.
La vittima è Alexander Adarich, 54 anni, ex banchiere ucraino con doppia cittadinanza romena. Un personaggio di primo piano nel mondo della finanza del suo paese, arrivato a Milano quella stessa mattina per la prima volta in vita sua. Avrebbe dovuto ripartire la sera stessa, ma qualcosa è andato storto.
Quando la polizia entra nell’appartamento da cui è caduto Adarich, un b&b di lusso prenotato tramite Airbnb, gli elementi non tornano. L’alloggio non risulta affittato a nome del banchiere. Sul tavolo ci sono documenti con la sua foto ma che riportano nazionalità diverse, come se qualcuno stesse usando più identità. La portinaia racconta di aver visto un uomo affacciarsi dalla finestra dopo la caduta, scendere in cortile e chiedere in inglese cosa fosse successo, per poi svanire nel nulla.

Le telecamere di sorveglianza catturano altri due uomini che si allontanano dal palazzo poco dopo l’accaduto. L’ipotesi degli inquirenti, coordinati dal PM Rosario Ferracane, è che Adarich fosse già morto prima del volo e che qualcuno abbia simulato il suicidio lanciandolo dalla finestra. Si indaga per omicidio.
Per capire cosa ci facesse un uomo del genere in un appartamento anonimo di Milano bisogna tornare indietro nel tempo. Adarich aveva iniziato la sua carriera nel 1993 nella PrivatBank ucraina, scalando rapidamente le gerarchie fino a diventare vicedirettore del più importante ufficio regionale a Kharkiv. Nel 2006 era stato inserito nella classifica dei cento top manager dell’Ucraina: un riconoscimento importante per chi, partito da zero, era riuscito a costruire un impero finanziario.
La sua ascesa prosegue quando diventa presidente del consiglio di amministrazione della UkrSibbank, trasformando una banca regionale in un gruppo nazionale specializzato in obbligazioni. In quegli anni stringe accordi con colossi internazionali come BNP Paribas nel settore del trading.
Nel 2012 Adarich acquisisce la Fidobank, diventandone proprietario fino al 2020. Ma è proprio in questo periodo che le cose si complicano. La banca viene coinvolta in una presunta appropriazione indebita di 8 milioni di euro attraverso investimenti venduti ai risparmiatori con obbligazioni “gonfiate”. Il governo ucraino decide di liquidare l’istituto.
Dopo questo scandalo, Adarich scompare dai radar ucraini e ricompare in società con sede in Lussemburgo e altri paradisi offshore. Le sue attività si spostano anche verso il porto di Odessa, ma i dettagli delle sue operazioni restano avvolti nel mistero.
Cosa ci facesse esattamente a Milano rimane un enigma. L’appartamento era stato prenotato dal 22 al 24 gennaio, ma non a suo nome. Gli investigatori sospettano che il banchiere sia stato convocato per chiudere un affare, forse di natura illecita. Ma quale? E con chi?
Le piste investigative escludono traffici di droga o le classiche truffe con gioielli falsi tipiche delle bande romene. Lo scenario sembra molto più complesso, probabilmente legato al mondo della finanza internazionale o a questioni irrisolte del suo passato in Ucraina, proprio negli anni più turbolenti della guerra con la Russia.
La polizia sta lavorando per identificare gli uomini presenti nell’appartamento e ricostruire i movimenti di Adarich nelle ore precedenti alla morte. Intanto, si attendono i risultati dell’autopsia che dovranno stabilire con certezza se l’ex banchiere era già deceduto prima della caduta o se è morto nell’impatto col suolo.
La moglie di Adarich, rintracciata dagli inquirenti, non ha fornito elementi utili alle indagini. I documenti con identità false ritrovati nell’appartamento restano un tassello fondamentale: chi ha organizzato la messinscena li ha dimenticati o li ha lasciati intenzionalmente?



