Il mondo ha applaudito Gisèle Pelicot come un’eroina coraggiosa, una donna che ha denunciato anni di orrori subiti per mano del marito, Dominique Pelicot, e di decine di complici che l’hanno, per anni, violentata. La sua storia, emersa dal processo di Avignone, ha commosso e indignato l’opinione pubblica globale. Ma ora, una nuova e sconvolgente rivelazione getta un’ombra su questa narrazione: sua figlia, Caroline Darian, accusa la madre di aver protetto il padre, anche dopo averla stuprata.
In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera in occasione dell’uscita del suo nuovo libro, Non è nostra la vergogna, Caroline Darian non usa mezzi termini. Afferma che sua madre Gisèle fosse a conoscenza o perlomeno sospettava delle violenze, ma ha scelto di non agire per proteggere il marito.
“È stato il processo di mia madre Gisèle, non della nostra famiglia. Lei sa che mio padre Dominique è un predatore seriale, è coinvolto in casi criminali che cominciano ben prima, e sa che potrebbe avere violentato anche me e altri membri della famiglia, ma su questo lei non ha voluto e non vuole parlare. Gisèle mi ha abbandonato, io e lei non ci parliamo più“.

Il processo di Avignone, conclusosi lo scorso dicembre con la condanna di Dominique Pelicot e dei suoi 50 complici, ha visto Gisèle Pelicot emergere come una testimone chiave e un simbolo di resilienza. Tuttavia, per Caroline, quel processo è stato “condotto in modo sbrigativo e parziale”, concentrandosi esclusivamente sulle violenze subite dalla madre e ignorando un quadro criminale ben più ampio che riguarderebbe il padre, forse un serial killer. Un momento cruciale per Caroline è stato quando, in aula, interrogata sulle violenze che la figlia stessa avrebbe subito, Gisèle ha risposto: “preferisco non rispondere”. Questo, per Caroline, ha segnato il punto di non ritorno nella loro relazione.
La rottura tra madre e figlia è ormai totale. “Non ho più alcuna relazione con mia madre. Lei vive la sua nuova vita, e io continuo la mia“, ha affermato Caroline. Un tradimento che si somma al dolore delle violenze subite, distruggendo ogni ricordo felice. Caroline racconta di aver vissuto un’infanzia credendo in una famiglia amorevole, sentendosi persino più vicina al padre che alla madre. Ma la scoperta della verità ha reso impossibile guardare le foto di quando era bambina o adolescente, persino quelle del suo matrimonio. Tutto ciò che credeva vero si è rivelato una menzogna, un velo di ipocrisia che nascondeva un abisso di orrore.
Dominique Pelicot, oggi 72enne, è stato condannato a 20 anni di reclusione, ma con le riduzioni previste potrebbe tornare libero tra sei o sette anni. Una prospettiva che terrorizza Caroline, la quale teme che il padre possa ricominciare la sua attività criminale.
Nonostante il peso del passato, Caroline Darian non si arrende. Ha presentato la sua denuncia, sperando in un nuovo processo che faccia piena luce su quanto le è accaduto. Oltre alla sua vita professionale come responsabile della comunicazione di un grande gruppo e alla sua vita familiare con un figlio di 11 anni, Caroline è la fondatrice dell’associazione #MendorsPas (non mi addormentare), un impegno attivo per sensibilizzare e combattere la violenza. Il suo libro, Non è nostra la vergogna, è un ulteriore passo in questo percorso di denuncia e ricerca di giustizia.



