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Home » Attualità » I figli di Umberto Bossi: tra sogni di gloria e guai giudiziari, la dinastia mancata del Senatùr

I figli di Umberto Bossi: tra sogni di gloria e guai giudiziari, la dinastia mancata del Senatùr

Riccardo, Renzo "il trota", Roberto Libertà ed Eridano Sirio. Scandali, condanne e una famiglia al centro della cronaca politica.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti20 Marzo 2026
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Umberto Bossi ospite di Profondo Nord
Umberto Bossi ospite di Profondo Nord (YouTube)

La famiglia è sempre stata l’unico vero “cerchio magico” per Umberto Bossi, il fondatore della Lega che ha tentato di trasformare i suoi affetti in un’eredità politica, scomparso ieri all’età di 86 anni. Tuttavia, i quattro figli del leader padano hanno preso strade lontane dalle aspettative, finendo spesso al centro di cronache giudiziarie e scandali mediatici invece che nelle istituzioni. Dalle condanne del primogenito Riccardo alle celebri peripezie scolastiche di Renzo “il Trota”, la storia della discendenza Bossi è un mix di nomi mitologici e cadute spettacolari che hanno segnato il tramonto di un’epoca.

Umberto Bossi
Umberto Bossi (YouTube)

Dal primo matrimonio con Gigliola Guidali, commessa in un negozio di Gallarate sposata nel 1975, nasce Riccardo. Il primogenito di Bossi finisce al centro delle cronache giudiziarie: nel 2016 viene condannato a un anno e 8 mesi, con la condizionale, per appropriazione indebita legata alle presunte spese personali con i fondi del Carroccio. Nel corso degli anni, viene accusato più volte di acquisti senza pagare, diventando un capitolo problematico nella biografia familiare del Senatùr.

Dopo la separazione da Gigliola, Bossi fa coppia con Manuela Marrone, compagna politica della prima ora che metteva a disposizione il suo appartamento per le riunioni e firmò l’atto fondativo della Lega Lombarda del 1984. Cattolica, di madre lombarda e padre siciliano, Manuela rappresenta un paradosso nella vita di un uomo che ha sempre attaccato “cardinaloni” e “vescovoni”. Impegnata per la scuola Bosina di Varese fondata nel 1998, viene definita baby pensionata da Gianfranco Fini durante gli scontri a distanza con Bossi.

Con Manuela arrivano tre figli dai nomi decisamente particolari. Il primo è Renzo, nato nel 1988, passato alla storia come il “trota” dopo uno scandalo che coinvolse l’università. Diventa il più giovane consigliere regionale mai eletto in Lombardia, ma fa parlare di sé soprattutto per i diversi tentativi di diplomarsi, alimentando polemiche su presunti favoritismi e percorsi formativi travagliati.

Renzo Bossi tra gli scaffali di Grana Padano
Renzo Bossi tra gli scaffali di Grana Padano – fonte: Instagram

Roberto Libertà, nato nel 1990, porta nel secondo nome un chiaro riferimento ideologico. Finisce sui giornali per una storia di ingiurie e lesioni ai danni di un militante di Rifondazione Comunista, un episodio che sottolinea le tensioni politiche vissute anche dalla generazione successiva della famiglia Bossi.

Il più giovane è Eridano Sirio, nato nel 1995. Il suo primo nome richiama un personaggio mitologico che, secondo la leggenda, dorme in fondo al Po, fiume simbolo della retorica padana cara al fondatore della Lega. Una scelta onomastica che conferma l’attenzione di Bossi per i riferimenti culturali e territoriali del Nord Italia.

Le nozze con Manuela arrivano dopo 12 anni di convivenza, nel 1994. Al congresso della Lega, fra memorabilia e merchandising, viene proiettato persino il filmino del matrimonio, celebrato poche settimane prima dal sindaco di Milano Marco Formentini. Un aneddoto racconta di quando Augusta Formentini invita Manuela alla Scala, ma lei declina: “Mi piacerebbe tanto, ma non ho nessuno che mi tenga i bambini”. La risposta rivela una visione familiare tradizionale, confermata dalle parole dello stesso Bossi: “È sbagliatissimo il sistema della famiglia che si basa sulle colf. I figli hanno le braccia e devono imparare a organizzarsi”.

Oltre ai figli, la famiglia allargata di Bossi include figure che hanno segnato la sua formazione. Il padre Ambrogio, tessitore di Gallarate, rappresenta l’ispirazione politica originaria. La madre, Ida Valentina Mauri, viene descritta come una donna minuta ma tutta d’un pezzo, sempre lontana dalla ribalta. Una decina di anni fa affronta a muso duro una troupe televisiva che le aveva citofonato nel mezzo della bufera giudiziaria sui conti del Carroccio, per difendere il primogenito. Lei e Bossi si intendevano con uno sguardo, sin da quando era un ragazzino che si descriveva come “un piccolo teppista” e “un po’ scapestrato”.

La nonna Celesta custodiva nella cascina di Cassano Magnago una “scarna ma giusta biblioteca”, dove il giovane Umberto trovò un libricino di Massimo D’Azeglio, Lega Lombarda – Romanzo storico del secolo XII. A tanti anni di distanza, Bossi ci poteva vedere una premonizione del suo destino politico. La nonna, descritta come una sindacalista di origine socialista, rappresenta l’influenza ideologica familiare che precede la svolta leghista.

Anche i rapporti con i fratelli segnano la biografia del fondatore della Lega. Franco è uno dei pochi ammessi nella cerchia del leader malato per un periodo nel 2004. Con la sorella Angela, invece, scoppia un conflitto negli anni ’80: secondo una versione, il Bossi scapestrato lasciava debiti a lei e al marito Pierangelo Brivio, e dopo la rottura i due si candidarono contro di lui alle regionali in Lombardia.

Nel 2007, Bossi torna al Policlinico di Pavia in occasione di una visita di Benedetto XVI. Lo saluta emozionato e, lodando un suo intervento, dice: “Senza la famiglia non resta più niente”. Una dichiarazione che sintetizza il ruolo centrale degli affetti nella vita di un uomo che ha attraversato la politica italiana da protagonista, costruendo un movimento che ha ridefinito gli equilibri del Paese, ma senza riuscire a trasformare i propri figli in continuatori della sua eredità politica.

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