Sul bel Danubio blu di Johann Strauss II è forse la musica che più colleghiamo allo spazio profondo, grazie a 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. La prossima settimana, per la precisione il 31 maggio, sarà trasmesso nello spazio per celebrare un doppio anniversario: i 200 anni dalla nascita del celebre compositore viennese, padre del valzer, e i 50 anni della fondazione dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). L’evento non sarà solo simbolico, ma anche tecnologicamente spettacolare.
L’esecuzione musicale sarà affidata all’Orchestra Sinfonica di Vienna e diffusa in diretta con proiezioni pubbliche gratuite a Vienna, Madrid e New York. Tuttavia, per garantire la perfezione tecnica della trasmissione, l’ESA invierà nello spazio una versione pre-registrata della prova generale, mentre l’esibizione dal vivo accompagnerà il momento celebrativo sulla Terra. Il tutto avverrà grazie alla grande antenna DSA-2 da 35 metri di diametro, situata a Cebreros, in Spagna, parte della rete di comunicazione spaziale profonda dell’ESA.
I segnali radio contenenti il valzer saranno lanciati nello spazio alla velocità della luce, pari a circa 1,08 miliardi di chilometri all’ora (670 milioni di miglia all’ora). A questa velocità vertiginosa, la musica passerà la Luna in appena un secondo e mezzo, Marte in quattro minuti e mezzo, Giove in trentasette minuti e raggiungerà Nettuno entro quattro ore. Se tutto procederà senza problemi, entro 23 ore i segnali raggiungeranno una distanza paragonabile a quella della sonda Voyager 1, attualmente l’oggetto costruito dall’uomo più lontano dalla Terra: oltre 24 miliardi di chilometri, nella regione dello spazio interstellare.
Il gesto non è solo un omaggio alla musica classica, ma anche una sorta di riparazione storica. Quando nel 1977 la NASA lanciò le sonde Voyager 1 e 2, incluse a bordo dei dischi dorati — i Voyager Golden Records — una selezione di suoni, immagini e brani musicali destinati a raccontare la Terra a eventuali forme di vita extraterrestri.
Fra i compositori scelti figuravano Bach, Beethoven, Mozart, Stravinsky, ma non Johann Strauss II, autore de Il Danubio Blu. Per correggere questa “svista cosmica”, come l’ha definita l’ente del turismo di Vienna, la trasmissione spaziale del 2025 rimetterà Strauss al centro del palcoscenico dell’universo.
In passato, altre canzoni sono state inviate nello spazio: nel 2008, per i 50 anni della NASA, Across the Universe dei Beatles fu trasmessa direttamente verso le stelle; più recentemente, The Rain (Supa Dupa Fly) di Missy Elliott è stata diretta verso Venere. Non mancano neanche esempi in senso inverso: nel 2012, la sonda marziana Curiosity inviò sulla Terra una registrazione di Reach for the Stars di will.i.am, come parte di un esperimento educativo.
Il direttore generale dell’ESA, Josef Aschbacher, ha sottolineato come questa iniziativa non sia solo una celebrazione, ma anche un modo per ispirare i futuri scienziati e esploratori dello spazio: “La musica ci unisce nel tempo e nello spazio in modo unico. Siamo lieti di condividere il palco con Johann Strauss II e di accendere l’immaginazione delle nuove generazioni“.



