Tanto rumore (e una coppia spezzata) per nulla. A Carsoli, qualche settimana fa, un gratta e vinci apparentemente vincente, regalato da un uomo alla sua compagna e mai più restituito dalla donna, si è rivelato un abbaglio colossale: il biglietto della discordia era completamente privo di valore.
Tutto ha inizio l’8 marzo scorso, quando un uomo decide di regalare alla compagna un tagliando per la Festa della Donna. Un gesto romantico che si trasforma rapidamente in incubo. Dopo aver grattato il biglietto insieme in un bar locale, la coppia è convinta di aver centrato il jackpot da 500mila euro. L’entusiasmo è alle stelle, partono i festeggiamenti improvvisati tra brindisi e congratulazioni.
Ma è proprio in quel momento, tra l’euforia generale, che si consuma l’errore fatale. Nel caos della celebrazione, nessuno si preoccupa di verificare con attenzione il numero vincente. Quel che sembra un 13, cifra effettivamente collegata al premio massimo, viene dato per buono senza ulteriori controlli.
Il Gratta e vinci regalato da lui da 500 mila euro? «Perché non vale niente». La fuga dopo la vincita e la scoperta amara: l’ultima svolta a Carsoli https://t.co/uHnhLUgNhv
— Open (@Open_gol) April 8, 2026
La situazione precipita quando la donna fa perdere le proprie tracce portando con sé il prezioso cartoncino. Smette di rispondere alle chiamate del compagno e si allontana definitivamente. L’uomo, che sostiene l’esistenza di un accordo tra loro per dividere eventuali vincite, non ci sta e decide di tutelare quella che crede essere la sua quota di fortuna.
L’uomo presenta denuncia e il caso finisce sulla scrivania della Procura di Avezzano, che affida gli accertamenti alla Guardia di Finanza. Per giorni la storia rimbalza tra giornali e programmi televisivi, alimentando speculazioni e dibattiti sulla coppia ormai al centro dell’attenzione mediatica.
Nel frattempo, la donna deposita il tagliando in banca, come previsto dalla procedura standard per le vincite di importo elevato. Ed è proprio questo passaggio burocratico a far crollare il castello di carte. Il biglietto viene sottoposto ai controlli tecnici dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, l’unica autorità competente a certificare l’autenticità delle vincite.
Il responso ufficiale arriva come una doccia fredda: il gratta e vinci non vale assolutamente niente. Gli esperti dell’Agenzia svelano un banale ma fatale errore di lettura. Quel numero che aveva scatenato la festa e poi la rottura non era affatto un 13, bensì un 43. Come riporta il quotidiano Il Centro, sarebbe bastato grattare con maggiore attenzione anche la parte superiore della cifra per rendersene conto immediatamente.
L’equivoco era stato alimentato da una grattata superficiale del quadratino contenente il numero, eseguita frettolosamente nel clima euforico del bar. La scarsa visibilità della cifra superiore aveva indotto la coppia a vedere ciò che desiderava vedere, trasformando un 4 in un 1 e creando l’illusione della vincita milionaria.
Con la perizia ufficiale dei Monopoli che certifica il valore nullo del biglietto, decadono automaticamente tutte le pendenze legali e le denunce incrociate e il dubbio legale alla base della questione. Non ci sono soldi da dividere, non ci sono battaglie giudiziarie da combattere, non c’è nessun premio da riscuotere. La storia si sgonfia all’improvviso, lasciando dietro di sé solo macerie.
La vicenda di Carsoli si chiude così nel modo più inaspettato e amaro possibile, trasformandosi da favola moderna in incubo. Con due cuori spezzati (e due portafogli vuoti).



