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Home » Attualità » Il mistero dei preservativi per gli atleti olimpici di Milano-Cortina 2026 esauriti in tre giorni (ma rivenduti online)

Il mistero dei preservativi per gli atleti olimpici di Milano-Cortina 2026 esauriti in tre giorni (ma rivenduti online)

Alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 diecimila preservativi sono spariti in soli tre giorni. Colpa degli atleti o dei collezionisti? La verità sorprende.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino15 Febbraio 2026
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sei preservativi visti dall'alto
sei preservativi visti dall'alto (fonte: FreePik)

Al Villaggio olimpico di Cortina d’Ampezzo diecimila preservativi distribuiti gratuitamente sono scomparsi nell’arco di appena tre giorni. La conferma è arrivata direttamente da Mark Adams, portavoce del Comitato Olimpico Internazionale, che durante il briefing con la stampa del 14 febbraio ha commentato con ironia: “Fate voi i conti”.

I numeri sembrano raccontare una storia “bollente”. Nel villaggio di Cortina risiedono circa 2.800 atleti (1.500 uomini e 1.300 donne). Se dividiamo i preservativi per il numero di sportivi e per i tre giorni, otteniamo una media di tre profilattici al giorno a testa. Una cifra che ha immediatamente alimentato il più classico dei cliché olimpici: quello degli atleti come esseri dal desiderio inesauribile.

Ma la realtà, come spesso accade, è più sfumata. Un gruppo di pattinatori polacchi, intervistato all’arrivo al Villaggio, ha voluto ridimensionare: “Sì, è vero, qui accade di tutto, ma non bisogna neppure esagerare”. E infatti, scavando più a fondo, emerge che molti atleti si comportano come collezionisti compulsivi, accaparrando preservativi non tanto per usarli quanto per portarseli via come ricordo dei Giochi.

La prova? Una rapida ricerca sul sito di vendita online Vinted rivela che qualcuno sta già tentando di monetizzare il fenomeno. Un pacchetto di preservativi ancora sigillato, nella caratteristica scatolina gialla di cartone con il logo della Regione Lombardia e i simboli olimpici, è in vendita a 105,70 euro. Il prezzo, naturalmente, è trattabile. Il simbolo sulla confezione, la rosa camuna, ha persino fatto sorridere alcuni atleti per la sua somiglianza con gli spermatozoi.

La distribuzione di preservativi durante le Olimpiadi non è una novità: la pratica è iniziata ai Giochi di Seul nel 1988, quando l’epidemia di HIV/AIDS spinse gli organizzatori a promuovere il sesso sicuro. Da allora, in molti hanno ammesso candidamente di averli semplicemente infilati nella valigia come souvenir, contribuendo così al mito dell’amore olimpico senza necessariamente viverlo.

la bandiera Olimpica a Calgary 88
la bandiera Olimpica a Calgary 88

La situazione effettiva è leggermente diversa da quanto inizialmente riportato. In realtà, la Fondazione Milano Cortina aveva fornito inizialmente 18.000 pacchetti: a essere terminati sono stati “solo” i 15.000 preservativi maschili, mentre nei distributori rimangono ancora parte dei 3.000 preservativi femminili. Questo alza il consumo medio giornaliero da tre a cinque per atleta, sempre ammesso che vengano tutti usati per lo scopo originario.

La Fondazione ha già ordinato altri 5.000 preservativi, che dovrebbero arrivare a breve. Dal loro comunicato ufficiale emerge che la “domanda è stata superiore alle attese”, mentre il governatore lombardo Attilio Fontana ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa: “La salute prima di tutto: prevenzione concreta e buon senso”.

Se confrontiamo i numeri con le edizioni precedenti, Milano-Cortina appare piuttosto contenuta. Alle Olimpiadi estive di Rio 2016 furono distribuiti ben 450.000 preservativi. A Parigi 2024 ne arrivarono 300.000, con una strategia di rifornimento continuo che garantiva due profilattici al giorno per ogni atleta. Anche le Olimpiadi invernali precedenti, Sochi, Vancouver e Pyeongchang, avevano messo a disposizione circa 100.000-110.000 unità.

 

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