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Home » Attualità » Il Naviglio diventa nero, 28 km di inquinamento: la Procura ora indaga sullo sversamento

Il Naviglio diventa nero, 28 km di inquinamento: la Procura ora indaga sullo sversamento

120 tonnellate di gasolio raccolte dopo lo sversamento di 28 km. Procura indaga su smaltimento illecito da autobotte. Danni a fauna e ambiente.
RedazioneBy Redazione7 Settembre 2026
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Uno scorcio dei navigli
Uno scorcio dei navigli - Unsplash

Il Naviglio Grande è stato colpito da uno sversamento di idrocarburi che ha interessato un tratto di circa 28 chilometri, da Magenta fino alla Darsena di Milano. L’episodio, avvenuto venerdì, è ora al centro di un’inchiesta della Procura di Milano per inquinamento ambientale. Gli elementi raccolti finora sembrano escludere l’ipotesi di un incidente e orientano le indagini verso uno sversamento deliberato.

L’intervento di emergenza ha coinvolto vigili del fuoco, Protezione civile e tecnici del Consorzio Villoresi. Nel corso del fine settimana sono state installate panne assorbenti e paratie galleggianti in diversi punti del canale per contenere la sostanza oleosa e limitarne la diffusione. Soltanto nella giornata di sabato sono state aspirate quattro autobotti di acqua contaminata, ciascuna con una capacità di circa 30 metri cubi.

Il materiale recuperato ammonta complessivamente a circa 120 tonnellate e dovrà essere trasferito e trattato come rifiuto pericoloso. L’operazione di bonifica ha già comportato una spesa superiore ai 100mila euro, destinata a crescere in base all’estensione degli interventi necessari. I costi saranno sostenuti dalla Regione Lombardia, competente in materia di acque e proprietaria del sistema dei Navigli.

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Le barriere e i dispositivi di contenimento resteranno in posizione fino alla completa eliminazione dei residui. Al momento lungo il Naviglio sono rimaste soltanto tracce della sostanza contaminante, ma le operazioni proseguono per evitare una nuova propagazione dell’inquinamento.

La Procura sta lavorando per ricostruire l’origine dello sversamento. Una delle ipotesi iniziali riguardava un possibile guasto a una tubazione di un oleodotto, ma questa pista non avrebbe trovato riscontri. In caso di rottura, infatti, il gestore avrebbe dovuto rilevare una variazione della pressione nella rete e attivare un sistema di allarme. Inoltre, una perdita provocata da un guasto avrebbe verosimilmente continuato a riversare sostanze fino alla riparazione della condotta.

Gli accertamenti si stanno concentrando in particolare su un tombino lungo la strada di Ponte Vecchio, nei pressi di Magenta. Le analisi effettuate finora indicano infatti che la contaminazione compare a partire da quel punto e prosegue verso valle. Gli investigatori valutano quindi la possibilità che il tombino sia stato utilizzato per introdurre intenzionalmente la sostanza nella rete fognaria, dalla quale sarebbe poi arrivata al Naviglio Grande.

Tra gli scenari presi in considerazione c’è anche quello dello smaltimento illecito di materiale oleoso. La quantità riversata potrebbe essere compatibile con lo svuotamento di un’autobotte in un punto non autorizzato oppure con lo scarico di sostanze provenienti da un deposito non adeguatamente bonificato. Il primo allarme era arrivato dai tecnici del Gruppo Cap, che durante alcuni interventi di manutenzione avevano rilevato la presenza di idrocarburi in una vasca.

L’inquinamento ha avuto conseguenze anche sulla fauna. Sono stati segnalati pesci morti e uccelli ricoperti dalla sostanza nera e oleosa. Ad Abbiategrasso è stato recuperato un cigno, successivamente affidato alle cure della Lipu. L’associazione ha invitato i cittadini a non intervenire autonomamente sugli animali contaminati e a rivolgersi ai centri specializzati.

L’intervento delle squadre ha consentito di fermare la chiazza prima che raggiungesse il Naviglio Pavese e i terreni agricoli situati a sud di Milano, dove l’acqua dei Navigli viene utilizzata anche per l’irrigazione. Il contenimento ha quindi evitato che lo sversamento provocasse conseguenze ancora più estese.

Nei prossimi giorni sono attesi i risultati delle analisi effettuate da Arpa. Gli esami dovranno stabilire con maggiore precisione la composizione delle sostanze presenti nell’acqua e permettere di valutare l’entità dell’impatto ambientale. Gli stessi risultati potrebbero fornire nuovi elementi alle indagini della Procura per individuare l’origine dello sversamento e risalire ai responsabili.

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