Dan Reed, il documentarista britannico dietro Leaving Neverland, torna a far discutere con dichiarazioni esplosive su Michael Jackson. In particolare, mentre il nuovo biopic Michael sta dominando il botteghino americano, Reed non usa mezzi termini per criticare il film e ribadire la sua posizione sulle accuse di abusi sessuali contro il defunto Re del Pop.
“Penso che Jackson fosse davvero un uomo molto cattivo e abbia fatto del male a molti bambini“, ha dichiarato Reed al The Hollywood Reporter. Ma è il paragone successivo a suscitare le reazioni più forti: “Questo tizio era peggio di Jeffrey Epstein“. Il regista ha aggiunto che, pur essendo stato un grande intrattenitore, questo non cancella le accuse: “Queste due cose non si annullano a vicenda“.
Il documentario Leaving Neverland del 2019 aveva già scosso l’opinione pubblica presentando le testimonianze dettagliate di Wade Robson e James Safechuck, che accusarono Jackson di averli abusati sessualmente quando erano bambini. Robson, che in passato aveva difeso il cantante persino testimoniando a suo favore durante il processo del 2005, ha raccontato nel documentario: “Ogni volta che stavo con lui, ogni volta che passavo la notte con lui, abusava di me”.
Reed si è scagliato duramente contro il film diretto da Antoine Fuqua, criticandolo per aver completamente ignorato le accuse. “Come puoi raccontare una storia autentica su Michael Jackson senza mai menzionare il fatto che è stato seriamente accusato di essere un molestatore di bambini?”, ha chiesto retoricamente. Secondo il regista, il film rappresenta un’operazione puramente commerciale: “Mi sembra che tutte le persone coinvolte in questo film stiano solo facendo soldi”.
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Le dichiarazioni arrivano dopo che Fuqua stesso, in un’intervista al New Yorker, aveva lasciato intendere che gli accusatori potrebbero essere motivati da interessi economici: “A volte le persone fanno cose sgradevoli per dei soldi”. Una posizione che Reed ha definito ironica, difendendo invece Robson e Safechuck: “Wade e James, i protagonisti di Leaving Neverland, non hanno mai guadagnato un centesimo dalle loro accuse“.
Il regista ha anche spiegato un aspetto legale spesso frainteso: “Se porti avanti una causa, non ottieni denaro finché non vinci in tribunale. E quando vinci in tribunale, significa che hai dimostrato il tuo caso, giusto?“. Robson e Safechuck hanno intentato cause contro le società di Jackson, MJJ Productions e MJJ Ventures, con quella di Safechuck attualmente prevista per andare in giudizio a novembre 2026.
Reed ha anche rivelato i retroscena della rimozione di Leaving Neverland da HBO nel 2024. La causa risiede in un contratto che Jackson aveva firmato con l’emittente nel 1992 per la registrazione di un concerto a Budapest, contenente una clausola di non denigrazione.
Le accuse contro Jackson hanno una lunga storia. Nel 1993, il tredicenne Jordan Chandler dichiara di aver subito degli abusi sessuali dal cantante. Da parte sua Jackson negò tutto ma risolse la causa civile con la famiglia per oltre 20 milioni di dollari. Successivamente il procedimento non è andato per vie penali per mancanza di prove incriminanti. Nel 2003, però, la pop star viene arrestato con l’accusa di molestie su minori legate a Gavin Arvizo, ma è assolto nel giugno 2005.
Ad oggi, dopo la sua morte, avvenuta nel 2009, l’eredità del cantante continua a dividere: da un lato milioni di fan che celebrano il suo genio musicale, dall’altro voci come quella di Reed che chiedono di non dimenticare le accuse. “Dice che alla gente non importa che fosse un molestatore di bambini. Letteralmente, alla gente semplicemente non importa”, ha commentato amaramente il regista riguardo al successo del biopic. “Penso che molte persone amino semplicemente la sua musica e facciano orecchie da mercante”.
In sostanza il dibattito su una delle figure più controverse della storia della musica pop è destinato a continuare, con posizioni inconciliabili che riflettono la complessità di separare l’arte dall’artista.
