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Home » Attualità » Il sottosegretario, la ragazza di 18 anni e il ristorante del clan Senese: l’inchiesta su Delmastro scuote il Governo

Il sottosegretario, la ragazza di 18 anni e il ristorante del clan Senese: l’inchiesta su Delmastro scuote il Governo

Inchiesta su Delmastro e il ristorante legato ai Caroccia: quote cedute dopo la condanna per mafia del padre della socia. Ecco i fatti.
RedazioneDi Redazione18 Marzo 2026
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Il sottosegretario Andrea Delmastro
Il sottosegretario Andrea Delmastro (YouTube)

Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro è al centro di un’inchiesta giornalistica per la sua partecipazione azionaria in una società di ristorazione guidata da una ragazza di 18 anni, figlia di un imprenditore condannato definitivamente per legami con il clan mafioso dei Senese. La società, denominata “Le Cinque Forchette srl”, contava tra i soci diversi esponenti di spicco di Fratelli d’Italia, i quali hanno ceduto le proprie quote solo dopo che la sentenza di condanna per il padre della giovane socia è diventata irrevocabile. Il caso ha sollevato pesanti interrogativi sull’opportunità politica e sui controlli preventivi effettuati dai vertici del partito prima di avviare affari con la famiglia di un soggetto organico alla criminalità organizzata romana.

Fondata a Biella il 16 dicembre 2024, la srl “Le Cinque Forchette” presentava una compagine societaria di altissimo profilo politico. Oltre ad Andrea Delmastro (titolare del 25%), figuravano Elena Chiorino, vicepresidente della Regione Piemonte, il segretario provinciale Cristiano Franceschini e il consigliere regionale Davide Eugenio Zappalà.

A destare stupore è stata la scelta dell’amministratrice unica: Miriam Caroccia, una ragazza appena diciottenne all’epoca della costituzione. La giovane deteneva il 50% delle quote di una società che, pur avendo sede legale in Piemonte, gestiva un’unità locale a Roma, in via Tuscolana 452. Proprio a quell’indirizzo era stata annunciata l’apertura della “Bisteccheria d’Italia”, un locale legato alla famiglia Caroccia.

Un'auto della polizia a Roma
Un’auto della polizia a Roma (fonte: Unsplash)

L’inchiesta, rivelata originariamente da Il Fatto Quotidiano, ha portato alla luce il profilo del padre dell’amministratrice, Mauro Caroccia. L’uomo è un noto imprenditore della ristorazione romana, la cui storia giudiziaria è intrecciata da oltre un decennio con quella di Michele Senese, detto “‘O Pazz”, boss incontrastato di una potente fazione camorristica trapiantata a Roma.

Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) hanno ricostruito come i locali gestiti dai Caroccia, come lo storico “Da Baffo”, venissero utilizzati per schermare capitali illeciti e favorire l’autoriciclaggio del clan. Mauro Caroccia è stato condannato in via definitiva a quattro anni di reclusione per intestazione fittizia con l’aggravante di aver agevolato un’associazione mafiosa. La sentenza della Cassazione del 18 febbraio 2026 ha messo il sigillo finale su un percorso processuale iniziato con l’operazione “Affari di famiglia”.

Un elemento centrale dell’inchiesta riguarda il momento in cui i politici hanno deciso di uscire dalla società. La sequenza temporale appare molto ravvicinata agli sviluppi giudiziari:

  • 24 novembre 2025: Delmastro trasferisce il suo 25% alla G&G srl, società di cui è unico proprietario.

  • 18 febbraio 2026: la condanna di Mauro Caroccia per mafia diventa definitiva.

  • 5 marzo 2026: tutti i soci politici vendono le loro quote. L’acquirente finale è proprio la giovane Miriam Caroccia, che a soli vent’anni diventa l’unica proprietaria dell’intero capitale.

Questa “fuga” collettiva dalla società, avvenuta meno di due settimane dopo la sentenza definitiva, ha spinto le opposizioni a chiedere chiarimenti. Il Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra hanno duramente attaccato il sottosegretario, chiedendo come sia stato possibile che figure istituzionali di tale rilievo non conoscessero il background familiare della loro socia di maggioranza.

Interpellato sulla vicenda, il sottosegretario Delmastro ha rivendicato la propria integrità, sottolineando come la sua vita sotto scorta sia la prova del suo impegno contro la criminalità organizzata. Ha spiegato di essersi sfilato dall’affare non appena è venuto a conoscenza dei legami familiari della ragazza, la quale risulta tuttora incensurata.

In una nota congiunta, i politici coinvolti hanno ribadito che la decisione di lasciare “Le Cinque Forchette” è nata dal “rispetto della legalità” e dal rigore morale che contraddistingue la loro azione politica. Tuttavia, resta aperto il dibattito sulla vigilanza che un uomo di Stato, specialmente con deleghe alla Giustizia, dovrebbe esercitare prima di siglare atti notarili con i congiunti di chi è considerato un prestanome dei boss.

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