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Home » Attualità » Ilaria Salis, stessa residenza con l’assistente fino al 28 marzo, il cambio dopo i controlli: cosa prevedono le regole UE

Ilaria Salis, stessa residenza con l’assistente fino al 28 marzo, il cambio dopo i controlli: cosa prevedono le regole UE

Ilaria Salis e il collaboratore Ivan Bonnin risiedevano allo stesso indirizzo fino al controllo di polizia. Il cambio residenza lampo solleva dubbi sul regolamento UE.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene9 Aprile 2026
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Ilaria Salis
Ilaria Salis (YouTube)

Una nuova inchiesta de Il Giornale getta luce sulla vicenda che coinvolge Ilaria Salis e il suo assistente parlamentare Ivan Bonnin. Secondo quanto emerso dalla ricostruzione del quotidiano, l’europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra e il suo collaboratore sono stati residenti nello stesso indirizzo a Milano fino alla fine di marzo 2026.

La circostanza assume particolare rilevanza alla luce del controllo di polizia del 28 marzo scorso, quando Salis e Bonnin furono trovati insieme in una stanza d’hotel a Roma alle sette del mattino. Il giorno successivo, il 29 marzo, l’europarlamentare ha modificato la propria residenza anagrafica, spostandola in un altro indirizzo e in un’altra città.

Il tempismo del cambio di residenza ha sollevato non poche polemiche, considerando che Salis aveva pubblicamente negato qualsiasi coinvolgimento sentimentale con Bonnin. Durante la trasmissione Cartabianca, l’europarlamentare aveva dichiarato: “Ivan Bonnin non è il mio fidanzato, ma un mio caro amico e collaboratore parlamentare, che si è appoggiato nella mia stanza”.

La questione non riguarda soltanto la sfera privata dei due, ma tocca aspetti regolamentari rilevanti. Il Parlamento europeo vieta espressamente ai deputati di assumere il proprio coniuge o partner stabile come assistente. Se venisse confermata una relazione sentimentale tra Salis e Bonnin, si configurerebbe una possibile violazione del regolamento europeo.

L’inchiesta del Giornale ha ricostruito anche dettagli sull’appartamento condiviso, situato in una zona tra Città Studi e Susa a Milano. L’edificio è un palazzo di otto piani con 42 appartamenti, dalla facciata gialla e rossa. Durante un sopralluogo giornalistico, una residente ha confermato che Bonnin abitava nell’edificio: “Lui è proprietario, anche se non vive qui in pianta stabile”. La stessa persona ha riferito di aver incrociato Ilaria Salis una volta.

 

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Sul videocitofono del palazzo, il nome del collaboratore parlamentare non risulta tra quelli scritti a macchina, ma c’è un unico citofono scritto a penna, ormai illeggibile. Salis ha anche presentato il suo libro Vipera in un locale situato a poche centinaia di metri dall’appartamento in questione.

Sarebbero poi da chiarire delle questioni relative agli obblighi contrattuali degli assistenti parlamentari europei. Ivan Bonnin è un Apa, Assistente Parlamentare Accreditato, con contratto diretto firmato con il Parlamento europeo. Secondo il documento sui diritti e gli obblighi legali degli Apa, questi professionisti devono “stabilire la propria residenza nel Paese della sede di lavoro designata”, che può essere Bruxelles, Strasburgo o Lussemburgo. Tuttavia, Bonnin risulta residente a Milano, in apparente contrasto con le disposizioni contrattuali.

La questione assume dimensioni più ampie se si considera che pochi giorni fa il nome di un altro assistente di Ilaria Salis, Mattia Tombolini, è scomparso dal sito del Parlamento europeo. Secondo quanto riferito, Tombolini si sarebbe dimesso dall’incarico nei mesi scorsi, anche se le circostanze e i tempi precisi delle dimissioni non sono stati chiariti pubblicamente.

La convergenza dei dati anagrafici tra Salis e Bonnin, unita al repentino cambio di residenza avvenuto proprio nei giorni successivi al controllo di polizia, costituisce un elemento centrale della vicenda. Se confermata, la condivisione della residenza renderebbe difficile sostenere la versione di un rapporto limitato all’ambito professionale e di amicizia.

La responsabilità principale nella vicenda ricade su Ilaria Salis, essendo stata lei a nominare Bonnin come assistente parlamentare. L’europarlamentare dovrà rispondere non solo di una possibile violazione del regolamento europeo, ma anche di una significativa questione di opportunità politica, considerando che il ruolo di assistente parlamentare è finanziato con fondi pubblici europei per migliaia di euro mensili.

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