La vicenda del delitto di Garlasco torna nuovamente sotto i riflettori per un episodio che ha suscitato profonda indignazione e preoccupazione. Il Garante della Privacy ha dovuto intervenire d’ufficio con un provvedimento urgente per bloccare la diffusione online di un video contenente le immagini dell’autopsia di Chiara Poggi, la giovane vittima dell’omicidio avvenuto nel 2007.
Il motivo per cui queste immagini sono finite online è tanto semplice quanto raccapricciante: un soggetto non identificato ha iniziato a rendere disponibile in rete, a pagamento, il filmato dell’esame autoptico condotto sulla vittima. Si tratta di un vero e proprio tentativo di commercializzare materiale che dovrebbe rimanere riservato agli atti processuali, trasformando la tragedia di una famiglia in un morboso spettacolo.
L’Autorità per la protezione dei dati personali ha immediatamente adottato misure drastiche, non solo bloccando la diffusione del video ma lanciando anche un chiaro avvertimento a tutti i media e siti web. La diffusione di tali immagini risulterebbe infatti illecita, in contrasto sia con le regole deontologiche del giornalismo sia con la normativa sulla privacy.

Il Garante ha sottolineato come la diffusione di queste immagini rappresenti una violazione gravissima della dignità della vittima e dei suoi familiari. Le parole dell’Autorità sono inequivocabili:
“Anche in considerazione della violenza esercitata nei confronti della vittima, la diffusione lederebbe in modo gravissimo la sua dignità e quella dei suoi familiari“.
L’invito è stato rivolto a chiunque entri in possesso di tali immagini, compresi i mezzi di informazione, ad astenersi dalla loro diffusione. L’Autorità si è inoltre riservata l’adozione di ulteriori provvedimenti, incluse sanzioni per chi non rispettasse il divieto.
La vicenda si intreccia con i recenti sviluppi del caso Garlasco. Dall’analisi di un tampone orale prelevato 18 anni fa ma mai esaminato prima, è emerso un profilo genetico maschile ignoto, non riconducibile né ad Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio, né ad Andrea Sempio, attualmente indagato per omicidio in concorso.
Tuttavia, secondo fonti qualificate coinvolte nell’incidente probatorio, questo DNA potrebbe appartenere a un assistente del medico legale Marco Ballardini, che intervenne dopo l’omicidio. I campioni genetici sono stati infatti rilevati sulle garze utilizzate durante l’autopsia, e la valutazione rimane “assolutamente preliminare”.



