Se pensate che un tunnel sia solo una galleria buia sotto una montagna, il nuovo progetto di Pechino vi farà cambiare idea. La Cina ha ufficialmente dato il via libera alla costruzione del Bohai Strait Tunnel, un’opera ciclopica che punta a diventare il tunnel sottomarino più lungo del pianeta. L’obiettivo è collegare le città costiere di Dalian e Yantai, attraversando lo stretto di Bohai non sopra le onde, ma molto al di sotto del fondale marino.
Si tratta di un’infrastruttura lunga complessivamente 120 chilometri, di cui ben 90 scavati direttamente sotto il letto dell’oceano. Per darvi un’idea delle proporzioni, stiamo parlando di una distanza quasi tre volte superiore a quella del famoso Tunnel della Manica che unisce Francia e Inghilterra. All’interno di questa doppia galleria parallela, i treni ad alta velocità sfrecceranno a oltre 240 km/h. Questo significa che un tragitto che oggi richiede tra le sei e le otto ore di navigazione o di guida lenta lungo la costa, verrà completato in appena 40 minuti.

Un’impresa del genere non è solo una dimostrazione di forza, ma una necessità logistica. Il tunnel servirà a decongestionare i nodi ferroviari di Pechino, creando una “autostrada sottomarina” per merci e persone tra le regioni industriali del Nord-Est e il cuore economico del Paese. Il costo stimato si aggira intorno ai 23 miliardi di euro, con un cantiere che resterà aperto per almeno un decennio.
Naturalmente, scavare così in profondità comporta rischi estremi. La zona interessata è ad alta attività sismica, il che richiede l’uso di tecnologie mai testate prima: sensori strutturali intelligenti, sistemi di ventilazione monumentali e materiali capaci di resistere alla pressione dell’acqua e ai potenziali terremoti. Non mancano le preoccupazioni degli ambientalisti per l’impatto che i lavori potrebbero avere sulla fauna marina locale, ma il governo cinese sembra deciso a procedere, considerando l’opera un pilastro fondamentale per il futuro nazionale.
Il confronto con l’Europa, e in particolare con l’Italia, è quasi impietoso. Mentre nel nostro Paese il dibattito sul Ponte sullo Stretto di Messina, lungo “solo” 3 chilometri, prosegue da oltre cinquant’anni tra rinvii e incertezze, la Cina sceglie la via più complessa e futuristica. Questo progetto ci ricorda che il futuro della mobilità non viaggia più solo su gomma o su ponti sospesi, ma punta a conquistare gli abissi, accorciando le distanze geografiche in modi che fino a ieri ritenevamo impossibili.



