Nel cuore del XV Municipio di Roma, a pochi passi dalla frenesia della Capitale, sorge Isola Farnese, un borgo medievale che sembra uscito da una fiaba. Oggi, però, questo gioiello nel Parco di Veio sta vivendo un incubo: una doppia frana ha sventrato l’unica via d’accesso, trasformando il villaggio in una prigione dorata per i suoi 160 residenti. Dal 29 gennaio scorso, tonnellate di tufo e terra hanno invaso la carreggiata proprio mentre erano in corso i lavori di messa in sicurezza, rendendo il passaggio impossibile per qualsiasi veicolo.
L’isolamento ha creato una situazione surreale. I cittadini non possono andare al lavoro, le scuole sono sbarrate e persino fare la spesa è diventata un’impresa epica. L’unica via d’uscita è una scala metallica provvisoria che conta circa 140 gradini: una struttura ripida e scivolosa che taglia fuori gli anziani e chiunque abbia problemi di salute. La fragilità del territorio, composto da tufo e caverne sotterranee, era nota da tempo, ma i nubifragi recenti hanno dato il colpo di grazia a un equilibrio già precario.
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Tra gli abitanti più illustri che stanno subendo questo blocco forzato c’è il celebre regista Tinto Brass, che vive nel borgo da mezzo secolo. A causa di problemi di deambulazione, per lui quella scala metallica è un ostacolo insormontabile. All’Adnkronos ha detto:
“Fate qualcosa per Isola Farnese. Siamo isolati, la scala che ci hanno dato non risolve i problemi di chi come me è impossibilitato a percorrere 141 gradini con le sue gambe”
“È difficile, sembra di rivivere un nuovo lockdown”, ha aggiunto l’autore di capolavori del cinema italiano, ricordando con nostalgia i tempi in cui il borgo era un fermento di artisti come Philippe Leroy.
“Me lo ricordo quando ci vivevano tanti artisti… Quando ho fatto ‘Salon Kitty’ nel 1976 mi chiamavano dal bar, non avevo nemmeno il telefono in casa. Al momento siamo ancora bloccati, spero davvero facciano presto qualcosa”.
Le istituzioni locali, guidate dal presidente del Municipio Daniele Torquati, stanno lavorando senza sosta. È attivo un presidio della Croce Rossa per fornire cibo e medicinali, mentre per le emergenze mediche gravi è già stato predisposto un piano di elisoccorso. Per quanto riguarda la viabilità, si sta cercando di completare in tempi record una strada alternativa che colleghi il borgo alla Cassia Bis, inizialmente destinata ai soli mezzi di soccorso.
L’idea a lungo termine è la creazione di una galleria paramassi che protegga la strada principale dalle future cadute di pietre. Tuttavia, i tempi tecnici si aggirano intorno ai due mesi e i fondi sono limitati. Gli abitanti, esausti, chiedono ora trasparenza e interventi strutturali definitivi per evitare che questo paradiso archeologico sprofondi definitivamente nell’oblio e nel fango.



