Vent’anni di trattative estenuanti, negoziati interrotti, riprese e compromessi. Alla fine l’Unione Europea e l’India hanno concluso un accordo di libero scambio storico che coinvolge due miliardi di persone. A firmare l’intesa a New Delhi sono stati la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio Europeo António Costa e il premier indiano Narendra Modi.
L’India è il primo partner commerciale dell’Unione Europea, con scambi che hanno raggiunto i 136,5 miliardi di dollari nell’ultimo anno fiscale. Per Bruxelles, New Delhi rappresenta invece il nono partner commerciale. Ma i numeri sono destinati a crescere: si prevede che l’accordo raddoppierà le esportazioni di beni dell’UE verso l’India entro il 2032. Attualmente sono circa 6.000 le aziende europee che operano nel subcontinente indiano, con investimenti diretti che nel 2023 ammontavano a 140 miliardi di euro.
I negoziati, avviati nel 2007 e bloccati dal 2013, hanno ricevuto una spinta inaspettata dalle politiche protezionistiche americane. Donald Trump ha imposto dazi del 25% sui prodotti indiani e ha minacciato un ulteriore 50% sul petrolio russo che l’India continua a importare. Questo doppio attacco commerciale ha avvicinato Bruxelles e New Delhi, entrambe alla ricerca di nuove alleanze strategiche.
L’intesa elimina o riduce le tariffe sul 96,6% delle esportazioni di beni dell’UE verso l’India, facendo risparmiare alle imprese europee circa 4 miliardi di euro all’anno. Si tratta della maggiore apertura commerciale mai concessa dall’India a un partner.

Auto e macchinari: l’India mantiene dazi sulle automobili europee, ma con una quota agevolata di 250.000 veicoli l’anno che pagheranno il 10% invece del 110%. Per i macchinari elettrici, i dazi scenderanno dal 44% a zero nell’arco di dieci anni.
Vino, olio e alimenti: le tariffe sui vini pregiati passeranno dal 150% al 20%, quelle sugli alcolici dal 150% al 40%. L’olio d’oliva vedrà i dazi azzerarsi completamente in cinque anni, mentre pasta e succhi di frutta diventeranno esenti da tariffe.
Acciaio e tessile: l’India potrà esportare 1,6 milioni di tonnellate di acciaio a dazio zero ogni anno, mentre per l’Europa si aprono opportunità nei settori tessile, farmaceutico e chimico.
Su pressione degli agricoltori europei, alcuni prodotti restano fuori dalla liberalizzazione: carni bovine, zucchero, riso, pollo, latte in polvere, miele, banane, grano, aglio ed etanolo. Per volontà di New Delhi, sono rimasti esclusi anche prodotti della filiera lattiero-casearia. L’accordo prevede inoltre un meccanismo di salvaguardia per intervenire in caso di perturbazioni del mercato.
Parallelamente all’intesa economica, UE e India hanno firmato un partenariato per la sicurezza e la difesa che facilita la cooperazione in ambito militare, sicurezza marittima, lotta al terrorismo e minacce informatiche. È stato inoltre adottato un memorandum sulla mobilità dei lavoratori, per consentire l’arrivo in Europa di personale indiano altamente qualificato nei settori che soffrono di carenza di manodopera.
L’accordo deve ora essere approvato a maggioranza qualificata dal Consiglio dell’UE e a maggioranza dal Parlamento Europeo. Non serve la ratifica dei parlamenti nazionali dei singoli Stati membri. Von der Leyen ha definito il momento “storico”: “Abbiamo creato una zona di libero scambio che coinvolge due miliardi di persone”. Modi ha risposto: “Il mondo la chiama la madre di tutti gli accordi. Porterà grandi opportunità per 1,4 miliardi di persone in India e milioni di persone in Europa”.



