Otto secoli dopo la sua morte, le spoglie di Francesco d’Assisi tornano alla luce per la prima volta nella storia. Nella chiesa inferiore della Basilica di Assisi, chiunque può ora venerarle, gratuitamente e con prenotazione, fino al 22 marzo 2025. Non era mai successo prima. Le ossa del santo patrono d’Italia, custodite per secoli sotto la basilica umbra, sono state estratte dalla tomba il 9 gennaio scorso con una cerimonia solenne, e il giorno dell’apertura al pubblico ha già lasciato senza parole chi vi ha partecipato. L’evento rientra nelle celebrazioni degli 800 anni dalla morte del Poverello di Assisi, figura che continua a parlare al mondo con una forza sorprendentemente attuale.
L’iniziativa è nata nel 2023 da fra Marco Moroni, custode del Sacro Convento, ed è stata subito approvata dall’allora vescovo di Assisi Domenico Sorrentino e benedetta da papa Francesco. Una visione diventata realtà in poco più di un anno, con un’organizzazione che ha del sorprendente: oltre a quelle italiane, che rappresentano l’80% del totale, le prenotazioni arrivano da decine di paesi, tra cui Stati Uniti (5.000), Croazia (3.100), Slovacchia (2.000), Brasile, Francia, Regno Unito, e persino Kenya, Giamaica, Indonesia e Singapore.

La venerazione è aperta al pubblico fino al 22 marzo 2025, nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco ad Assisi.
L’ingresso è gratuito, ma la prenotazione è obbligatoria sul sito ufficiale: www.sanfrancescovive.org
Sempre sul portale è possibile seguire in diretta i momenti principali del mese di esposizione.
Da martedì 24 febbraio, la rivista del Sacro Convento San Francesco vive è in edicola abbinata al quotidiano Avvenire per un mese.
Chi visita Assisi in questi giorni troverà anche altri appuntamenti: tra i più suggestivi, le visite guidate agli ambienti ipogei del Vescovado, dove Francesco trascorse le sue ultime ore di vita prima di raggiungere la Porziuncola per andare incontro, come lui stesso disse, a “sora morte”. Un itinerario nella storia e nella fede che si chiude dove tutto è cominciato: in quella povertà radicale che, ottocento anni dopo, il mondo sembra cercare ancora.



