In un’intervista esclusiva concessa al Corriere della Sera, il dottor Sergio Alfieri, primario di chirurgia oncologica addominale del policlinico Gemelli, coordinatore dei medici del Santo Padre durante il ricovero e suo chirurgo personale ha raccontato gli ultimi minuti di vita di Papa Francesco. Si erano incontrati sabato 19 aprile e Bergoglio stava decisamente meglio. Alfieri racconta di avergli portato anche una crostata con la marmellata scura, la preferita da Bergoglio. “Sto molto bene, ho ricominciato a lavorare e mi va”, gli ha detto Papa Francesco. I due, quindi, si sono dati appuntamento a lunedì, dopo che il Papa avrebbe impartito l’Urbi et Orbi. Poi, le condizioni di salute sono precipitate.
“Lunedì alle 5,30 circa mi ha chiamato Strappetti: “Il Santo Padre sta molto male dobbiamo tornare al Gemelli”. Ho preallertato tutti e venti minuti dopo ero lì a Santa Marta, mi sembrava tuttavia difficile pensare che fosse necessario un ricovero. Sono entrato nella sua stanza e lui aveva gli occhi aperti. Ho constatato che non aveva problemi respiratori e allora ho provato a chiamarlo però non mi ha risposto. Non rispondeva agli stimoli, nemmeno quelli dolorosi. In quel momento ho capito che non c’era più nulla da fare. Era in coma.
Ho spiegato che il ricovero sarebbe stato inutile. Strappetti sapeva che il Papa voleva morire a casa, quando eravamo al Gemelli lo diceva sempre. È spirato poco dopo. Io sono rimasto lì con Massimiliano, Andrea, gli altri infermieri e i segretari; sono quindi arrivati tutti e il cardinale Parolin ci ha chiesto di pregare e abbiamo recitato il rosario con lui. Mi sono sentito un privilegiato e ora posso dire che lo sono stato. Quella mattina gli ho dato una carezza come ultimo saluto“.

Le cause della morte del Papa, ictus e successivo arresto cardiaco, sono state ufficializzate poche ore dopo. E si è molto parlato di quello che può aver scatenato l’ictus. Tra le cause, secondo Alfieri, non c’è il super lavoro dei giorni successivi alle dimissioni dal Gemelli, dov’era stato a lungo ricoverato per una polmonite bilaterale.
“Lui è il Papa. Tornare al lavoro faceva parte della terapia e lui non si è mai esposto a pericoli. È come se avvicinandosi alla fine avesse deciso di fare tutto quello che doveva. Proprio come accaduto domenica quando ha accettato la proposta del suo assistente sanitario personale Massimiliano Strappetti di girare in piazza tra la folla. O come ha fatto dieci giorni fa“.
Nell’intervista, Alfieri si è soffermato anche su un desiderio di Papa Francesco:
“A gennaio Papa Francesco mi ha detto che dovevamo occuparci degli embrioni abbandonati. È stato netto: ‘Sono vita, non possiamo consentire che siano utilizzati per la sperimentazione oppure che vadano persi. Sarebbe omicidio’. Stavamo valutando, anche con il ministero della Salute, tra le varie opzioni, il modo per concederli in adozione ma non c’è stato il tempo perché il Papa potesse rendere esecutiva la sua decisione. Il mio impegno adesso sarà, se ci saranno le condizioni, realizzare questo suo desiderio“.
Alfieri, quindi, ha aggiunto che farà quanto nelle sue possibilità, con il ministro della Salute Schillaci, per attuare la volontà del Papa.



