Negli Stati Uniti, il mercato delle uova sta affrontando una crisi senza precedenti a causa della diffusione dell’influenza aviaria. Tra dicembre 2024 e gennaio 2025, più di 40 milioni di polli, galline e tacchini sono stati abbattuti nel tentativo di contenere il virus, riducendo drasticamente l’offerta di uova e causando un’impennata dei prezzi. Secondo i dati ufficiali, il costo medio di una dozzina di uova ha raggiunto i 4,95 dollari, con picchi superiori ai 10 dollari in alcune aree degli Stati Uniti.
La carenza ha spinto il governo americano a cercare soluzioni immediate. Tra le misure adottate, vi sono un piano di sostegno da un miliardo di dollari per gli allevatori e l’avvio di trattative con l’Unione Europea per l’importazione di uova, in particolare dalla Danimarca. Tuttavia, e qui è il bello, la richiesta del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (Usda) arriva nel bel mezzo della guerra dei dazi voluta da Trump, anche nei confronti dell’Europa. Con una crisi diplomatica ben attiva tra USA e Danimarca per il “controllo” sulla Groenlandia.

Tuttavia, il problema rimane critico per i consumatori, che si trovano ad affrontare non solo prezzi elevati ma anche difficoltà nel reperire il prodotto nei supermercati. Alcune catene di distribuzione hanno introdotto restrizioni sugli acquisti per evitare accaparramenti e garantire una fornitura più equa.
Le prospettive future rimangono incerte. Gli esperti prevedono che i prezzi potrebbero continuare a salire nei prossimi mesi, con conseguenze potenzialmente gravi. La crisi delle uova, oltre a pesare sulle famiglie americane, sta mettendo sotto pressione l’intero settore agroalimentare e si inserisce in un quadro politico, economico e diplomatico molto particolare.



