Continuano ad arrivare testimonianze drammatiche dal San Raffaele, l’ospedale milanese che nei giorni scorsi è stato al centro delle cronache per una serie di casi di malasanità e cattiva gestione del personale infermieristico, che hanno portato alle dimissioni dell’amministratore Francesco Galli.
Un paziente di 45 anni, immunosoppresso e ricoverato per mononucleosi, ha raccontato il suo ricovero, avvenuto tra il 7 e l’11 dicembre nel reparto di medicina ad alta intensità, come “tre giorni di paura” scanditi da una serie di episodi che hanno messo a rischio la sua salute.
Tra i vari eventi documentati, quello più grave riguarda la somministrazione di un farmaco. “È arrivato un infermiere con una pastiglia di tachipirina tra le mani nude, senza guanti. Me l’ha messa sul petto e l’ha spezzata in due”, dice il paziente all’AGI. Un gesto che, per un paziente immunosoppresso particolarmente vulnerabile alle infezioni, rappresenta un rischio sanitario significativo. “In quel momento stavo molto male, poi ho messo a fuoco i rischi per un paziente immunosoppresso come me”, spiega l’uomo.

Ma l’episodio della tachipirina non è stato isolato. Il 45enne ha documentato una serie di errori e disservizi che si sono succeduti durante il ricovero. Una sera un infermiere è arrivato per somministrargli il paracetamolo, nonostante l’avesse già assunto appena un’ora prima per mano di un altro infermiere: la precedente somministrazione non risultava registrata. In un’altra occasione, il personale sanitario ha invertito i letti, tentando di dare al suo vicino il farmaco destinato a lui.
Il paziente racconta anche di una infermiera che ha lasciato la macchina della pressione accesa: “Ogni 5 minuti andava in allarme e gonfiava il braccio”. Già al pronto soccorso, dove è rimasto dal 7 dicembre prima del ricovero in reparto, l’uomo aveva sentito gli infermieri parlare delle notizie sul San Raffaele e aveva letto sul web i racconti di altri pazienti sui disservizi. “Ho cercato di restare il più possibile vigile, così ha fatto anche il mio vicino di letto. Ci aiutavamo a vicenda”, spiega.
Secondo quanto denunciato dai sindacati, i disservizi sarebbero dovuti all’impreparazione degli infermieri di una cooperativa esterna, chiamata a sopperire alle carenze di organico, che avrebbe messo in serio pericolo la salute dei pazienti.
Sulla vicenda è in corso un’inchiesta della procura di Milano, al momento senza indagati né reati ipotizzati. L’inchiesta è stata aperta dopo le prime verifiche effettuate dai carabinieri del Nas e della Squadra mobile in seguito al caos registrato nel fine settimana dell’8 dicembre. I PM vogliono verificare cosa sia successo nel reparto di medicina ad alta intensità dove lavorano gli infermieri della cooperativa esterna.
Il paziente conclude il suo racconto con amarezza: “Io sono nato e cresciuto qui, col culto del San Raffaele ma non mi vedranno mai più”.



