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Home » Attualità » Milano-Cortina 2026, scrive una frase sul palmo per parlare della sua patria: atleta ucraina verso la squalifica?

Milano-Cortina 2026, scrive una frase sul palmo per parlare della sua patria: atleta ucraina verso la squalifica?

Atleta ucraina mostra messaggio sul guanto dopo la gara di slittino: "ricordare non è una violazione". Rischia la squalifica dal CIO.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino11 Febbraio 2026
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Olena Smaha
Olena Smaha (fonte: YouTube)

Dopo la gara di slittino femminile disputata ieri, Olena Smaha ha aperto il palmo della mano davanti alle telecamere mostrando una scritta in inglese: “Remembrance is not a violation”, ovvero “ricordare non è una violazione”. Un gesto apparentemente semplice che però potrebbe costarle caro durante questi Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina.

La slittinista ucraina, che ha chiuso la sua prova al ventesimo posto, non si è mossa per caso. Il suo è stato un atto di solidarietà verso un altro atleta del suo Paese, Vladyslav Heraskevych, protagonista pochi giorni prima di una protesta simile ma ancora più clamorosa.

Heraskevych è uno skeletonista ucraino e alle Olimpiadi si è presentato con un casco particolare: sulla superficie erano stampate le foto di ventuno atleti del suo Paese morti durante la guerra con la Russia. Tra questi c’erano la pesista Alina Peregudova, lo strongman Pavlo Ishchekno e il giocatore di hockey su ghiaccio Oleksiy Loginov. Per l’atleta ucraino si tratta di compagni scomparsi, amici che meritano di essere ricordati anche durante la competizione più importante dello sport mondiale.

Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha però vietato l’uso di quel casco, ritenendolo una violazione delle regole olimpiche. Heraskevych ha dichiarato che lo indosserà comunque durante la gara ufficiale di domani, sfidando apertamente il divieto. La sua posizione è chiara: grazie al sacrificio di quegli atleti caduti, la squadra ucraina può oggi gareggiare alle Olimpiadi, e lui non intende tradirne la memoria.

Vladyslav Heraskevych
Vladyslav Heraskevych (fonte: YouTube)

Al centro della questione c’è la Regola 50 della Carta Olimpica, che stabilisce in modo chiaro: nessuna dimostrazione o propaganda di tipo politico, religioso o razziale può essere ammessa nei siti, nelle sedi o nelle aree olimpiche. L’obiettivo dichiarato è mantenere la neutralità politica dei Giochi.

Dal 2021 il CIO ha specificato meglio quando e dove gli atleti possono esprimere le proprie opinioni. Possono farlo nella zona mista dove incontrano i giornalisti, durante le conferenze stampa e sui social media. Non possono invece manifestare il loro pensiero durante le cerimonie di premiazione, all’apertura o chiusura dei Giochi, e soprattutto durante le competizioni, esattamente come ha fatto Smaha.

Mark Adams, portavoce del CIO, ha cercato di chiarire la posizione dell’organizzazione in conferenza stampa. Ha annunciato che il Comitato contatterà direttamente Heraskevych per ribadirgli le numerose opportunità che ha per esprimere il suo dolore: sui social media, nelle conferenze stampa e nella zona mista dove incontra i giornalisti. “Vogliamo che gareggi”, ha sottolineato Adams, aggiungendo che l’obiettivo è convincere l’atleta a esprimere le sue emozioni prima e dopo le gare, non durante.

Adams ha anche spiegato il ragionamento del CIO: “Vogliamo che tutti gli atleti abbiano il loro momento, ed è questo il punto. Gli atleti vogliono che quel momento specifico sul campo di gara sia libero da qualsiasi distrazione”. Il portavoce ha precisato che può mostrare il suo casco e parlarne nella zona mista: “Non è il messaggio, ma il luogo che conta”.

La questione, ha aggiunto Adams, è profondamente umana e il CIO spera in un dialogo costruttivo con l’atleta per spiegargli il punto di vista del Comitato. “È nell’interesse di tutti che lui possa gareggiare, come è nell’interesse di tutti ascoltare quello che ha da dire”, ha concluso.

Il ragionamento di fondo resta però lo stesso: pur potendo simpatizzare con certi messaggi, una volta aperta la porta a un’espressione, diventa difficile impedire anche quelle con cui non si è d’accordo. Il divieto generale serve quindi a evitare che il CIO debba decidere caso per caso quali messaggi siano accettabili e quali no, scelte che diventerebbero inevitabilmente politiche.

Cosa rischiano Smaha e Heraskevych? Le sanzioni previste non scattano automaticamente ma vengono valutate dal Comitato Esecutivo del CIO. La gamma di punizioni è ampia: si parte da una semplice ammonizione ufficiale, si può arrivare alla squalifica dai risultati ottenuti, fino al ritiro dell’accreditamento con conseguente espulsione dal Villaggio Olimpico e dai Giochi. In casi particolari possono essere applicate sanzioni disciplinari aggiuntive.

Nel caso specifico del messaggio scritto sulla mano, il CIO dovrà decidere se interpretarlo come una commemorazione umanitaria legittima o come una protesta politica vietata. Una decisione delicata, che crea un precedente importante per il futuro.

Anche le massime cariche politiche del Paese si sono schierate con i propri atleti. Il presidente Volodymyr Zelensky ha ringraziato ed elogiato Heraskevych, mentre la premier Yulia Svyrydenko ha pubblicato un messaggio forte sui social: più di 650 atleti ucraini non potranno mai salire su un palco olimpico perché sono stati uccisi dai russi. Di fronte a questa realtà, ha aggiunto, la decisione di vietare il casco che commemora alcuni dei caduti è profondamente sbagliata. Ricordare i morti non è politica, è dignità.

Va ricordato che Heraskevych non è nuovo a gesti di protesta olimpica: a Pechino 2022, pochi giorni prima dell’invasione russa dell’Ucraina, aveva mostrato un cartello con la scritta “No alla guerra in Ucraina” dopo aver concluso la sua gara. Quattro giorni dopo la fine di quell’edizione, la Russia invase effettivamente il Paese, dando inizio a una guerra che dura ancora oggi.

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