Le smentite ufficiali giunte nelle ultime ore chiariscono che nessuno dei figli della coppia anglo-australiana di Palmoli ha intrapreso uno sciopero della fame. Secondo quanto riportato da Il Mattino, nonostante le indiscrezioni circolate in precedenza, le autorità regionali e i consulenti medici hanno confermato che il bambino di sette anni, pur manifestando sofferenza per l’allontanamento della madre, continua ad alimentarsi regolarmente all’interno della struttura protetta. La notizia del presunto digiuno era scaturita da una dichiarazione emotiva rilasciata dal piccolo subito dopo la separazione dai genitori, ma i controlli diretti hanno escluso rischi immediati per la sua salute.
Per fare chiarezza sulla reale condizione dei tre fratellini ospitati presso la casa famiglia di Vasto, l’avvocato Alessandra De Febis, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Abruzzo, ha effettuato una serie di visite ispettive ravvicinate. Durante i sopralluoghi avvenuti lunedì 9 e mercoledì 11 marzo, la Garante ha pranzato allo stesso tavolo con i minori, condividendo il pasto anche alla presenza del padre, Nathan Trevallion.
In base a queste osservazioni dirette, la Garante ha potuto smentire categoricamente l’esistenza di una protesta basata sul rifiuto del cibo. Tale rassicurazione è stata supportata anche dalla psicologa Martina Aiello, consulente di parte, la quale ha ribadito che, nonostante la complessità psicologica del momento, il bambino sta mangiando. La confusione mediatica sembra essere nata da un episodio isolato: la sera in cui la madre, Catherine Birmingham, è stata allontanata dalla struttura, uno dei gemelli avrebbe pronunciato la frase “Non mangio fino a quando non torna mamma“, espressione riportata dalla zia Rachel ai cronisti, che tuttavia non ha avuto un seguito concreto nei giorni successivi.
La complessa vicenda legale ha avuto inizio lo scorso novembre, a seguito di una segnalazione partita dal personale ospedaliero che aveva preso in cura i bambini per un’intossicazione alimentare. Da quel momento, il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto la sospensione della responsabilità genitoriale per Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, giudicando il casolare isolato nei boschi di Palmoli come un contesto abitativo inadeguato per la crescita dei piccoli (due gemelli e un terzo figlio di 6 e 8 anni).

Inizialmente, alla madre era stato permesso di risiedere insieme ai figli all’interno di una casa famiglia a Vasto. Tuttavia, venerdì scorso è scattata una nuova ordinanza che ha imposto l’allontanamento della donna dalla struttura, lasciando i minori soli con gli operatori. Questa ulteriore separazione ha innescato la reazione disperata di uno dei figli, che da questa mattina rifiuta i pasti come forma di protesta non violenta.
Mentre i familiari giunti dall’Australia (nonna e zia dei piccoli) alloggiano in un bed and breakfast in attesa di sviluppi previsti per fine mese, il caso è diventato un tema di rilevanza nazionale. Marina Terragni, Garante nazionale per l’Infanzia e l’adolescenza, ha visitato la struttura di Vasto esprimendo forti perplessità sull’operato giudiziario. Citando il giurista Jemolo, la Garante ha sottolineato come la famiglia dovrebbe essere “un’isola che l’oceano del diritto deve appena lambire”, suggerendo che in questo caso l’intervento dello Stato sia stato eccessivo ed “esondante”.
Al contrario, psichiatri come Paolo Crepet hanno espresso posizioni più rigide, mettendo in discussione il concetto che i figli appartengano ai genitori e sottolineando la priorità della tutela del benessere del minore sopra ogni scelta di vita radicale dei genitori. Nel frattempo, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha inviato ispettori presso il Tribunale dell’Aquila per verificare la correttezza delle procedure adottate.
Il trauma dell’allontanamento è al centro di una mobilitazione nazionale che vedrà un comitato spontaneo manifestare a Roma il 29 e il 31 marzo. Le proteste, che includeranno flash mob a Montecitorio, mirano a portare all’attenzione del Parlamento la condizione dei circa 41.000 bambini fuori famiglia in Italia. Gli organizzatori sostengono il diritto dei minori a crescere nel proprio nucleo d’origine, contestando quelle che definiscono sottrazioni ingiuste legate a stili di vita non convenzionali, come quello della “famiglia nel bosco”.
In questo clima di tensione, l’attenzione resta concentrata sulla salute dei piccoli e sulle decisioni che verranno prese nelle prossime ore, mentre si attende che il nuovo disegno di legge sull’affido possa fare chiarezza sulle reali motivazioni che portano a misure così drastiche e potenzialmente traumatiche per l’infanzia.



