La Grande Mela si è trovata letteralmente sott’acqua nelle scorse ore, quando violente tempeste hanno trasformato strade e metropolitane di New York in fiumi impetuosi. In una sola ora, tra le 18:51 e le 19:51 ora locale, sono caduti ben 52 millimetri di pioggia su NYC, registrando la seconda ora più piovosa nella storia della città. Solo l’uragano Ida del 2021 aveva fatto peggio, con 80 millimetri in sessanta minuti.
L’ondata di maltempo non si è limitata alla metropoli newyorchese. Il National Weather Service ha emesso allerte per inondazioni in New Jersey – dove è stato dichiarato lo stato di emergenza e due persone sono morte – Connecticut, Pennsylvania e Carolina del Nord. Città come Philadelphia, Camden e Chapel Hill hanno dovuto fare i conti con precipitazioni torrenziali che hanno causato significativi disagi al traffico aereo negli aeroporti di JFK, LaGuardia e Newark.
I vigili del fuoco sono intervenuti in decine di situazioni di emergenza per soccorrere automobilisti intrappolati nei sottopassi allagati e pendolari bloccati nelle stazioni metropolitane sommerse dall’acqua. Un quadro drammatico che arriva a soli sette giorni dalle devastanti alluvioni del Texas, costato la vita a oltre 120 persone.
Fin qui la cronaca, ma com’è possibile, dal punto di vista scientifico, un simile scenario detto alluvione lampo? L’origine del fenomeno specifico va ricercata in un fronte stazionario di origine sub-tropicale che si è stabilizzato nell’area nord-orientale degli Stati Uniti. Questa massa d’aria, proveniente da latitudini più basse, si caratterizzava per un’elevata instabilità e un contenuto di umidità particolarmente elevato. Una combinazione purtroppo ideale per perturbazioni violente.
L’umidità rappresenta infatti la “materia prima” per la formazione di imponenti nubi temporalesche, mentre l’instabilità generata dall’incontro con aria fredda accelera in maniera esponenziale la liberazione dell’energia termica accumulata sotto forma di precipitazioni intense. Il carattere stazionario del fronte ha aggravato ulteriormente la situazione. Visto che non poteva “muoversi rapidamente”, ha scaricato tutta la sua energia su un’area geograficamente limitata, intensificando così le precipitazioni.
C’è un grande problema in questo quadro: la possibilità che fenomeni del genere siano destinati a ripetersi e sempre con stessa o maggiore intensità. La causa? Il cambiamento climatico nato dal riscaldamento globale. L’aumento delle temperature superficiali di mari e oceani incrementa l’evaporazione, arricchendo l’atmosfera di vapore acqueo. Contemporaneamente, l’aria più calda è in grado di trattenere maggiori quantità di umidità prima di raggiungere la saturazione.
Quando quest’aria calda e satura di umidità si sposta verso latitudini più elevate e incontra masse d’aria fredda, si creano condizioni di forte instabilità. Il vapore acqueo condensa rapidamente in nubi temporalesche che scaricano violentemente l’energia accumulata attraverso piogge torrenziali, aumentando concretamente il rischio di alluvioni lampo.



