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Home » Attualità » Niscemi, 1.600 persone in fuga da un disastro annunciato: “Dov’è lo Stato? Cos’hanno fatto con i miliardi stanziati per il territorio?”

Niscemi, 1.600 persone in fuga da un disastro annunciato: “Dov’è lo Stato? Cos’hanno fatto con i miliardi stanziati per il territorio?”

A Niscemi 4,7 km di fronte franoso, 1.600 sfollati e case a rischio. Gli esperti paragonano il disastro al Vajont. La rabbia dei cittadini per i fondi mai utilizzati.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene29 Gennaio 2026
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Niscemi dopo la frana
Niscemi dopo la frana (fonte: YouTube Graphica Studio RG)

A Niscemi, cittadina siciliana di 25mila abitanti in provincia di Caltanissetta, la terra continua a franare portando con sé case, sogni e la speranza di centinaia di famiglie. Il fenomeno che sta sconvolgendo l’intera collina ha assunto dimensioni eccezionali: il fronte della frana si estende per 4 chilometri e 700 metri, una vastità che lascia senza parole anche gli esperti.

Nicola Casagli, professore di Geologia applicata all’Università di Firenze e tecnico della Protezione civile, non nasconde la sua preoccupazione: “Non ho mai visto una frana così enorme, con questo fronte di 4 chilometri e 700 metri. Lo metterei dopo il Vajont e al livello della frana di Ancona. È molto simile a quella che sconvolse l’isola di White, in Inghilterra”. Secondo le previsioni degli specialisti, lo smottamento è destinato ad avanzare ulteriormente di circa una trentina di metri, mettendo a rischio altre abitazioni e strutture.

La zona rossa, l’area entro i 150 metri dalla frana considerata off limits dalle autorità, ha costretto all’evacuazione circa 1.600 persone. La maggior parte degli sfollati si è sistemata a casa di parenti e amici, in quella che i residenti definiscono una straordinaria gara di solidarietà. I più fragili, una quarantina, sono stati accolti dalla casa di riposo Giugno. “Facciamo di tutto perché non soffrano troppo. Niscemi non è un paese a cinque stelle ma la gente è umile e si aiuta”, racconta Nunziatina Cardaci che li assiste.

Roberto Disca, 44 anni, autista per un’impresa di movimento terra, è tra chi ha perso tutto. Con la moglie e tre figli, sta caricando su un camioncino quel che resta delle loro vite. “Basta dare un’occhiata al costone per capire che prima o poi verranno giù molte case e la mia sarà la prima. Questo è quel che rimane delle nostre vite”. La sua palazzina pende sul burrone, quella bianca della cugina di sua moglie è crollata durante la notte. E su quella casa destinata a cadere, Disca ha investito molti dei suoi risparmi: “E ho ancora un bel mutuo”.

I segnali erano evidenti da giorni. Disca racconta di essere stato il primo ad avvisare il sindaco: “Dieci giorni fa avevo notato che il terreno si muoveva sotto i piedi e avevo sentito anche un boato. Per me i problemi nascono anche dalla diga laggiù che lasciano aperta e fa passare l’acqua””. Scricchiolii, rumori sinistri, la terra che si muove, tutti segnali che fanno pensare a tanti altri disastri, in particolare il Vajont.

Nel quartiere Sante Croci tutto si è fermato di colpo domenica scorsa. Fabrizio Cirrone ricorda la notte dell’evacuazione: “Sono venuti all’una e mezza, ‘Dovete abbandonare la casa subito’, hanno detto, e ce ne siamo andati, durissima”. Ora torna solo per dare da mangiare ai gatti, non potendo portarli dove è ospitato con la moglie.

Frana Niscemi, lo sfogo di una donna: “in 30 i politici se ne sono altamente fregati di tutto” pic.twitter.com/rOYmQS43iM

— Local Team (@localteamit) January 27, 2026

Ma è la rabbia per l’inerzia istituzionale a dominare i racconti dei residenti. “Noi dormiamo con l’ansia, che da un momento all’altro non siamo più vivi. E questo perché nessuno ci tutela. Dov’è lo Stato? Si è accertato quando ha inviato i miliardi da Roma che venissero utilizzati per il territorio?”, denuncia Giusy Lupo, cittadina di Niscemi che ha protestato contro il governatore Renato Schifani e l’assessora alla Salute Daniela Faraoni al termine del tavolo operativo in municipio.

I niscemesi protestano per l’indifferenza della regione, consapevole già dal 1997 della situazione morfologica su cui poggiano moltissime abitazioni, e il mancato utilizzo dei fondi stanziati per la messa in sicurezza del torrente Benefizio, in cui confluiscono anche le acque nere. “I soldi sono arrivati, in trent’anni quante cose si potevano fare per aiutare la popolazione. Anche piantare un albero l’anno”, continua amaramente Giusy Lupo.

Non sono solo le abitazioni a essere a rischio vicino al ciglio, ma anche negozi e trattorie. Massimo Blanco e suo figlio Giuseppe hanno un ristorante e una salumeria: “Abbiamo tolto tutto, smontato banconi, cucine, frigoriferi, abbattitore, forni. La frana ci sta circondando, ce l’abbiamo da quella parte e anche dall’altra, a 70 metri”, racconta Giuseppe con gli occhi di chi non dorme da giorni.

Il geologo Casagli, pur riconoscendo l’eccezionalità del fenomeno, invita alla prudenza sulle cause: “Bisogna riconoscere che il centro storico di Niscemi è stato costruito in una zona assolutamente sicura. L’espansione verso i margini è avvenuta nei secoli e non riguarda edificazioni recenti. Tranne poche costruzioni che erano in una zona instabile e sono state demolite dallo smottamento”. Fabrizio Cirrone, però, ammette: “Inutile negarlo, l’abusivismo ha fatto la sua parte, siamo un po’ tutti peccatori e poi, sì, il lassismo dei politici e le sanatorie. Ma questa è la storia della Sicilia”.

Questa è una comunità già disagiata, senza lavoro, che ospita la base americana Muos. “Se non moriamo per le radiazioni, moriamo per la frana”, sintetizza con amarezza una residente. Roberto Disca, guardando verso valle, conclude: “Vedi laggiù, una volta c’era una chiesa e il quartiere era molto più grande ed era bello. Maledetta frana”. Sarà un’altra notte difficile per Niscemi, nell’attesa e nella speranza che la terra smetta di divorare la collina.

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