Da giorni non si parla d’altro, della vicenda che ha scosso il piccolo comune di Borgo Virgilio, nel mantovano. Protagonista un ex infermiere di 56 anni che per tre anni ha tenuto nascosto in casa il cadavere della madre, Graziella Dall’Oglio, deceduta nel 2022 all’età di 82 anni. L’uomo è stato scoperto l’11 novembre scorso quando si è presentato all’ufficio anagrafe del comune travestito da donna, con parrucca, trucco e gioielli, nel tentativo di rinnovare la carta d’identità al posto della madre defunta.
A insospettire l’impiegata comunale sono stati dettagli impossibili da nascondere: il collo troppo grosso, rughe innaturali, la voce con note maschili e soprattutto i peli visibili su collo e mento. Una volta scattato l’allarme, le forze dell’ordine hanno fatto la macabra scoperta: il corpo dell’anziana donna giaceva nel locale lavanderia dell’abitazione, coperto da più strati di lenzuola.
Attraverso il suo legale, l’avvocato Francesco Ferrari, l’uomo ha voluto rompere il silenzio per spiegare le proprie ragioni. “Il mio assistito vuole sottolineare come lo scopo del proprio agire non sia stato quello di trarre benefici patrimoniali dalle proprie condotte bensì quello di stare vicino alla mamma dalla quale non è mai riuscito a separarsi“, si legge nella nota diffusa dal difensore e riportata dalla Gazzetta di Mantova.
Visualizza questo post su Instagram
L’ex infermiere esprime “profondo dolore, rammarico e senso di vergogna per quanto accaduto” e tiene a precisare di non aver mai voluto arrecare sofferenza alla madre, alla quale era ed è profondamente legato. Al contrario, sostiene che la sua condotta sia stata volta a “proteggere con amore filiale e tenere con sé la madre”. L’uomo ha inoltre confessato di aver pensato di tenere la donna in casa mummificata e avrebbe cambiato diversi hotel per sfuggire ai giornalisti dopo che la vicenda è diventata di dominio pubblico.
La procura di Mantova ha aperto un fascicolo con accuse pesanti: occultamento di cadavere, truffa ai danni dello Stato, sostituzione di persona e falso in atto pubblico. Nonostante l’uomo respinga l’accusa di aver agito per motivi economici, durante i tre anni in cui il corpo è rimasto nascosto ha continuato a percepire la pensione dell’anziana madre. Il 56enne assicura però di non avere complici, che nessuno sapeva nulla e si dichiara pronto a “risarcire ciò che è stato indebitamente percepito”.
Per fare piena luce sulle circostanze del decesso, la procura ha disposto l’autopsia sul corpo di Graziella Dall’Oglio. L’indagato ha scelto di non presenziare all’esame autoptico insieme al proprio consulente, ribadendo attraverso il legale che “non ci sono misteri, si è trattato di una morte naturale” e di non avere alcuna responsabilità sulla morte della madre.
Nella sua nota conclusiva, l’avvocato Ferrari scrive che il suo assistito, “sorretto dalla fede che lo sta accompagnando anche in questo difficile momento, confida nell’umana comprensione per quanto accaduto chiedendo di accettare la decisione di ritirarsi nel silenzio”. Una richiesta di comprensione per una vicenda che solleva interrogativi profondi sui confini tra amore filiale e patologia, tra bisogno di vicinanza e incapacità di accettare la morte.



