La variante LP.8.1 del SARS-CoV-2 è una nuova sottovariante ricombinante che sta attirando l’attenzione degli esperti per la sua diffusione crescente. Segnalata principalmente in Italia, dove è responsabile di oltre il 70% dei casi analizzati tra aprile e maggio 2025 secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, LP.8.1 rappresenta un’evoluzione del lignaggio KP.2 (derivato da JN.1), già noto per la sua alta contagiosità.
LP.8.1 è una ricombinazione genetica tra due lignaggi differenti appartenenti all’ombrello di JN.1, la variante discendente da Omicron che ha dominato la scena globale durante l’inverno 2023-2024. Le ricombinanti si generano quando una persona viene infettata contemporaneamente da due varianti, che si scambiano materiale genetico. Questa mescolanza dà vita a ceppi virali più resistenti e con maggiore trasmissibilità.

I sintomi associati alla LP.8.1 non differiscono significativamente da quelli delle precedenti varianti Omicron, ma si rileva una prevalenza maggiore di manifestazioni respiratorie alte. Tra i sintomi più comuni figurano mal di gola, congestione nasale, tosse secca, stanchezza e, in misura minore, febbre. Le forme gravi sembrano al momento contenute, ma l’Istituto Superiore di Sanità e l’ECDC raccomandano prudenza, soprattutto tra le fasce fragili della popolazione.
Il fatto che questa nuova variante emerga in un contesto post-pandemico, dove molti cittadini hanno una qualche forma di immunità ibrida (vaccino + infezione), rende necessario valutare se la variante possa neutralizzare la protezione acquisita. Alcuni studi preliminari indicano che, pur non causando quadri clinici gravi nella maggioranza dei casi, LP.8.1 ha un’efficienza di trasmissione superiore rispetto ai suoi predecessori.
I numeri attuali non indicano un’emergenza sanitaria. Tuttavia, resta fondamentale mantenere alta la sorveglianza. Anche perché, è plausibile un ritorno stagionale del virus in concomitanza con le riaperture e la mobilità primaverile.



