Gli Stati Uniti hanno sferrato venerdì un massiccio attacco aereo contro postazioni dell’ISIS in Siria, rispondendo all’agguato terroristico del 13 dicembre scorso che è costato la vita a tre cittadini americani nella città antica di Palmyra. L’operazione militare, battezzata “Hawkeye Strike” (Occhio di Falco, riferimento allo stato dell’Iowa da cui provenivano i soldati caduti), rappresenta la più importante rappresaglia americana dal 2019.
Le forze armate USA hanno impiegato un arsenale imponente: caccia F-15, aerei da attacco al suolo A-10 Warthog, elicotteri Apache e sistemi missilistici HIMARS hanno martellato oltre 70 obiettivi sparsi nel cuore della Siria centrale. Più di 100 munizioni di precisione hanno colpito depositi di armi, infrastrutture e postazioni dei combattenti dello Stato Islamico. All’azione hanno partecipato anche jet F-16 della Giordania, alleato storico di Washington nella regione.
Il presidente Donald Trump ha annunciato personalmente l’operazione attraverso il suo social Truth Social, usando parole che non lasciano spazio a interpretazioni: “Stiamo infliggendo una rappresaglia fortissima contro i terroristi assassini”. Trump ha sottolineato che il nuovo governo siriano, nato dopo la caduta del regime di Assad, sostiene pienamente gli attacchi americani. Il messaggio del presidente è chiaro e destinato a tutti i gruppi terroristici mondiali: chi minaccia o attacca gli Stati Uniti verrà colpito più duramente di quanto sia mai stato fatto prima.
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha chiarito la natura dell’operazione con una dichiarazione lapidaria: “Non si tratta dell’inizio di una guerra: è una dichiarazione di vendetta”. Ha aggiunto che l’America non esiterà mai a difendere i propri cittadini.
Le tre vittime dell’attacco del 13 dicembre erano tutte persone impegnate in operazioni antiterrorismo nell’area di Palmyra. I sergenti Edgar Brian Torres-Tovar, 25 anni, di Des Moines, e William Nathaniel Howard, 29 anni, di Marshalltown, appartenevano entrambi alla Guardia Nazionale dell’Iowa. Con loro è morto anche Ayad Mansoor Sakat, un interprete civile americano originario del Michigan. Altri tre militari sono rimasti feriti nell’agguato, orchestrato da un uomo che si era infiltrato nelle forze di sicurezza siriane solo due mesi prima e che è stato successivamente eliminato.
L’intelligence americana stima che tra 1.500 e 3.000 militanti dell’Isis operino ancora tra Siria e Iraq. Nelle settimane precedenti al raid di venerdì, le forze USA e i loro alleati locali avevano già condotto 10 operazioni che hanno portato alla cattura o all’eliminazione di 23 militanti, raccogliendo informazioni cruciali per pianificare gli attacchi massicci di venerdì.
Attualmente circa 1.000 soldati americani sono schierati in Siria, concentrati principalmente nella parte orientale del paese. Tra 100 e 150 di loro sono stanziati presso la guarnigione di At Tanq, un avamposto remoto al confine con la Giordania, dove erano basati i soldati dell’Iowa vittime dell’agguato. L’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando Centrale USA, ha visitato personalmente la base venerdì per rendere omaggio alle truppe e discutere



