Nella notte tra sabato 25 e domenica 26 ottobre 2025 gli italiani dovranno nuovamente spostare le lancette indietro di un’ora, segnando il ritorno all’ora solare. Un appuntamento che si ripete due volte l’anno dal 1966, ma che oggi è al centro di un dibattito sempre più acceso: ha ancora senso continuare con questo doppio cambio stagionale?
La Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), insieme a Consumerismo No Profit, ha lanciato una petizione che ha già raccolto oltre 350mila firme per chiedere al governo l’adozione dell’ora legale permanente. Una proposta motivata da dati economici, ambientali e sanitari.
Dal punto di vista energetico, i numeri parlano chiaro. Secondo i dati elaborati da Terna, l’adozione dell’ora legale ha consentito all’Italia, tra il 2004 e il 2024, un risparmio complessivo di 11,7 miliardi di kWh. Tradotto in termini economici, questo si è trasformato in una minore spesa sulle bollette dei cittadini pari a circa 2,2 miliardi di euro in vent’anni.
Solo nei sette mesi di ora legale previsti per il 2025, il risparmio stimato ammonta a circa 100 milioni di euro e 330 milioni di kWh. Cifre che assumono particolare rilevanza in un periodo storico caratterizzato dall’aumento dei costi energetici e dalla necessità di contenere i consumi.
Ma i benefici non si limitano all’aspetto economico. L’impatto ambientale dell’ora legale è significativo: la riduzione dei consumi elettrici si traduce in un taglio delle emissioni climalteranti compreso tra le 160mila e le 200mila tonnellate di CO2 in meno all’anno. Per compensare questa quantità di anidride carbonica sarebbe necessario piantare dai 2 ai 6 milioni di nuovi alberi.
Eppure, nonostante questi vantaggi evidenti, ogni anno continuiamo a tornare all’ora solare. Perché? Le ragioni sono principalmente legate a una mancanza di coordinamento a livello europeo e alla sottovalutazione degli effetti collaterali del cambio orario sulla salute pubblica.

Inoltre, il passaggio tra ora legale e ora solare determina ripercussioni negative sulla salute umana. Il meccanismo coinvolto è la ritmicità circadiana, l’orologio biologico del nostro organismo che regola il ciclo sonno-veglia su un arco di circa 24 ore. Quando questo equilibrio viene alterato, il corpo reagisce con una serie di conseguenze misurabili.
Uno studio dell’Università di Stoccolma ha riportato un dato allarmante: nella settimana successiva al cambio d’orario si registra un aumento del 4% degli attacchi cardiaci. Il cambiamento improvviso influisce sulla pressione arteriosa e sulla frequenza cardiaca, mettendo sotto stress l’apparato cardiovascolare, specialmente nelle persone più vulnerabili.
I problemi del sonno rappresentano un altro effetto collaterale diffuso. Una consistente fetta della popolazione sperimenta difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni e una qualità del riposo compromessa nei giorni immediatamente successivi al cambio. Le conseguenze si ripercuotono su concentrazione, umore, rendimento scolastico ed efficienza sul lavoro.
Gli studi scientifici hanno individuato anche una correlazione tra il passaggio da ora legale a ora solare e l’incremento dell’incidentalità stradale e sul lavoro. Durante i periodi di ora legale, grazie alla maggiore visibilità nelle ore serali, si registra una diminuzione fino al 13% degli incidenti a danno dei pedoni. Al contrario, con l’ora solare le ore di buio aumentano proprio nelle fasce orarie di maggior traffico.
Una ricerca condotta in Australia ha perfino riscontrato un aumento dei suicidi nelle prime settimane successive al cambiamento dell’orario, evidenziando come l’alterazione dei ritmi biologici possa avere ripercussioni anche sulla salute mentale. Inoltre, l’allungarsi delle ore di buio serali coincide statisticamente con un aumento di furti, rapine e altri reati contro il patrimonio.
In Italia il cambio dell’ora è entrato in vigore per la prima volta nel 1916, come misura di risparmio energetico durante la Prima Guerra Mondiale. Dopo alcuni periodi di sospensione, è stato reintrodotto stabilmente nel 1966 e da allora si ripete con cadenza semestrale, nonostante le evidenze scientifiche ed economiche suggeriscano l’opportunità di una soluzione diversa.
La petizione promossa da Sima e Consumerismo No Profit chiede al governo Meloni di impegnarsi per arrivare all’abbandono definitivo dell’ora solare, adottando l’orario legale tutto l’anno. Una scelta che, secondo le associazioni promotrici, porterebbe vantaggi importanti.



