Alla 98ª cerimonia degli Oscar, la politica ha fatto capolino tra i premi con discrezione, ma quando lo ha fatto, ha lasciato il segno. Javier Bardem ha pronunciato le parole “No alla guerra, Palestina libera“ davanti a tutta la platea mondiale, mentre Jimmy Kimmel ha preso di mira Donald Trump con battute chirurgiche. Il resto della serata è stato un po’ più tiepido.
Prima ancora di aprire la busta con il nome del vincitore del Miglior film internazionale, l’attore spagnolo Javier Bardem ha atteso il silenzio in sala e ha pronunciato, con voce ferma: “No to war, and free Palestine“. La platea ha risposto con applausi e grida di approvazione; accanto a lui, la presentatrice Priyanka Chopra Jonas ha annuito con un cenno sobrio ma visibile (forse lievemente imbarazzato).
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Sul bavero della giacca, Bardem portava due spille: una con la scritta spagnola No a la Guerra e una che rimanda alla causa palestinese. Non era la prima volta: sul red carpet ha spiegato ai giornalisti dell’Associated Press che lo stesso spillo contro la guerra lo aveva indossato agli Oscar del 2003, in segno di protesta contro quella che definì allora, e ridefinisce oggi, una guerra illegale. Intervenendo con The Hollywood Reporter, ha tracciato un parallelo diretto tra l’Iraq di allora e Gaza di oggi, citando le responsabilità condivise di Trump e Netanyahu.
Bardem è ormai tra i volti più riconoscibili del cinema internazionale nel sostegno alla causa palestinese: aveva già dichiarato nel 2025 di non voler lavorare con aziende che sostengono Israele nel conflitto. In sala, la britannica Charithra Chandran era tra coloro che indossavano il distintivo rosso di Artists4Ceasefire, simbolo che chiede un cessate il fuoco immediato a Gaza.
Il riconoscimento che Bardem ha consegnato è andato a Sentimental Value del norvegese Joachim Trier, che nel ringraziare ha chiuso con una citazione dello scrittore James Baldwin: tutti gli adulti sono responsabili di tutti i bambini, e chi vota per politici che non tengono conto di questo se ne assume le conseguenze.
Jimmy Kimmel, noto al grande pubblico americano per il suo Jimmy Kimmel Live! e per i continui battibecchi con Trump, è salito sul palco per consegnare i premi al Miglior documentario e al Miglior cortometraggio documentario. Il suo intervento è stato un piccolo repertorio di stoccate.
“Ci sono Paesi i cui leader non sostengono la libertà di parola. Non mi è permesso dire quali. Diciamo solo la Corea del Nord… e la CBS“. La frecciatina era indirizzata a David Ellison, nuovo proprietario di Paramount Global (casa madre della CBS), accusato di ingerenze editoriali, tra cui la decisione di impedire al Late Show with Stephen Colbert di ospitare il deputato texano James Talarico, dopo pressioni della Federal Communications Commission.
Poi il colpo su Melania Trump: “Ci sono anche documentari in cui si cammina per la Casa Bianca provando scarpe“. Riferimento esplicito al film Melania, il documentario di Brett Ratner distribuito da Amazon MGM Studios che segue la First Lady nei venti giorni prima del secondo insediamento del marito, escluso dalle nomination agli Oscar. “Un uomo sarà furioso che sua moglie non sia stata nominata“, ha aggiunto Kimmel, senza pronunciare il nome. La battuta ha fatto il giro del mondo in pochi minuti: Steven Cheung, direttore delle comunicazioni della Casa Bianca, ha definito Kimmel uno “scribacchino senza classe” sui social.
Vale la pena ricordare che Kimmel ha vissuto in prima persona le conseguenze della libertà di parola: la ABC lo aveva sospeso dopo una battuta sull’uccisione dell’attivista Charlie Kirk, una sospensione accolta con favore da Trump.
Il compito più delicato era quello del conduttore Conan O’Brien, chiamato a dare il tono alla serata. Nel monologo d’apertura ha scelto la via dell’equilibrio tra leggerezza e peso della realtà: “L’anno scorso c’erano gli incendi a Los Angeles, quest’anno va tutto bene“. Una battuta sola, ma sufficiente a far capire che le guerre e le tensioni globali aleggiavano in sala, anche senza nominarle.
O’Brien si è poi definito “l’ultimo essere umano a condurre gli Oscar“, ironizzando sull’avanzata dell’intelligenza artificiale nel mondo dello spettacolo. Infine, ha dedicato una gag a YouTube, la piattaforma che trasmetterà la cerimonia dal 2029: mentre annunciava la notizia, una serie di finte interruzioni pubblicitarie ha trasformato il momento in una satira sulla iper-commercializzazione della piattaforma.



