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Home » Attualità » Palmoli, i bambini della “famiglia nel bosco”: ecco perché i giudici hanno detto stop (non è per la scuola)

Palmoli, i bambini della “famiglia nel bosco”: ecco perché i giudici hanno detto stop (non è per la scuola)

Mentre i piccoli sono in una casa famiglia con la madre, l'ordinanza dei giudici evidenzia la violazione del diritto vita di relazione.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino23 Novembre 2025
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Nathan Trevaillon
Nathan Trevaillon (fonte: YouTube/TgCom24)

Per i media sono la famiglia nel bosco. Un nucleo composto da Catherine Birmingham, australiana ed ex istruttrice di equitazione, Nathan Trevaillon, inglese ed ex chef, e i loro tre figli. La coppia aveva deciso di vivere nei boschi di Palmoli, nella provincia di Chieti, a contatto con la natura. Con un’ordinanza contestata il Tribunale per i minorenni di L’Aquila ha trasferiti i piccoli in una struttura protetta insieme alla madre. Una decisione che ha scatenato una dura reazione politica e l’indignazione del web. Ma perché i giudici si sono espressi in questa maniera? La scelta non si basa principalmente sulla questione dell’istruzione scolastica, ma sulla violazione del diritto alla vita di relazione sancito dall’articolo 2 della Costituzione. In sostanza questo modo di vivere può avere gravi conseguenze psichiche ed educative a carico del minore.

I tre bambini, una bambina di 8 anni e due gemelli di 6 anni, vivevano con i genitori in un rudere privo di utenze e in una roulotte nel bosco. Il Tribunale ha dunque disposto la sospensione della potestà genitoriale e il collocamento dei minori in una casa famiglia, con la madre. Un tutore provvisorio, l’avvocata Maria Luisa Palladino, è stato nominato per rappresentare gli interessi dei bambini.

Sul fronte dell’istruzione, i genitori non avrebbero esibito al servizio sociale né prodotto in giudizio la dichiarazione annuale al dirigente scolastico della scuola più vicina sulla capacità tecnica o economica di provvedere all’insegnamento parentale, necessaria per consentire il controllo della fondatezza di quanto dichiarato.

Catherine Birmingham e Nathan Trevaillon
Catherine Birmingham e Nathan Trevaillon (fonte: YouTube/ Rai)

L’ordinanza evidenzia anche il pericolo per l’integrità fisica derivante dalla condizione abitativa. L’assenza di agibilità e pertanto di sicurezza statica, anche sotto il profilo del rischio sismico e della prevenzione di incendi, degli impianti elettrico, idrico e termico e delle condizioni di sicurezza, igiene e salubrità dell’abitazione, comporta la presunzione legale dell’esistenza del pericolo di pregiudizio per l’integrità e l’incolumità fisica dei minori.

Nel provvedimento viene inoltre contestato ai genitori il rifiuto di consentire le verifiche e i trattamenti sanitari obbligatori per legge, una condotta che ha contribuito alla decisione di allontanamento dei bambini dalla dimora familiare.

Un aspetto particolarmente critico riguarda la gestione mediatica della vicenda. Il Tribunale ha rilevato “nuove condotte genitoriali inadeguate” a proposito della divulgazione che le vicende del procedimento hanno avuto attraverso i mezzi di comunicazione di massa, con diffusione di dati idonei a consentire l’identificazione dei minori, anche attraverso foto che li ritraggono.

Secondo i giudici, con tale comportamento i genitori hanno dimostrato di fare uso dei propri figli allo scopo di conseguire un risultato processuale a essi favorevole, in un procedimento nel quale assumono una posizione processuale contrapposta a quella dei figli e in conflitto di interessi con gli stessi.

Il caso ha suscitato reazioni politiche. Il leader della Lega Matteo Salvini ha annunciato che andrà a trovare il padre e il Carroccio intende presentare un’interrogazione urgente al ministro della Giustizia Carlo Nordio. Secondo Salvini, la scelta del Tribunale di affidare i minori a una comunità, benché non ci fossero notizie di maltrattamenti nei loro confronti, richiede assoluta chiarezza, specialmente in un Paese in cui si sentono raramente casi di bambini tolti alle famiglie in contesti di illegalità, come i campi Rom.

Le dichiarazioni hanno spinto l’Associazione Nazionale Magistrati a intervenire. La Giunta aquilana ha definito inopportuno ogni tentativo di strumentalizzazione di casi che, per la loro particolarità, suscitano l’attenzione dei cittadini e dei media, ricordando che la delicatissima materia nell’ambito della quale operano i colleghi in servizio presso le Procure e i Tribunali per i Minori merita rispetto e attenzione.

In particolare, la nota dell’Anm sottolinea come siano sorprendenti le parole del ministro Salvini, che ha ritenuto vergognoso l’intervento dello Stato nel merito dell’educazione privata, evidenziando la necessità di rispettare l’operato della magistratura minorile in casi di tale complessità e delicatezza.

 

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