La giornalista Concita De Gregorio ha recentemente svelato i dettagli di una situazione economica drammatica che l’ha colpita dopo la fine della sua direzione del quotidiano l’Unità: quasi 3 milioni di euro di debiti. Non per spese eccessive o cattiva gestione personale, ma a causa di un meccanismo giuridico complesso legato alla sua responsabilità di direttore responsabile.
De Gregorio ha spiegato il meccanismo giuridico della “responsabilità solidale” del direttore responsabile, un aspetto poco conosciuto del diritto dell’editoria.
Durante il suo mandato alla direzione dell’Unità, che è durato dal 2008 al 2011, la giornalista si è trovata nel mirino di una strategia intimidatoria sistematica. La giornalista ha rivelato nell’intervista al podcast “Supernova” di Alessandro Cattelan:
“C’erano tutti gli avvocati dell’allora presidente del Consiglio (Silvio Berlusconi, ndr) che erano anche parlamentari. Qualsiasi cosa scrivessimo c’era un avvocato che ti faceva una causa civile di risarcimento danni per un milione e quindi si accumulavano, era una forma di intimidazione“.
Proprio per questo motivo, in genere gli editori forniscono copertura legale per proteggere i giornalisti da querele temerarie, che possono portare a risarcimenti e pignoramenti. Tuttavia, la crisi dell’Unità, fallita nel 2014, ha lasciato De Gregorio, esposta a pignoramenti totali. “L’editore non c’era più e non avrei fatto rivalsa sui giornalisti“, ha spiegato. Questo ha trasformato la De Gregorio nell’unico soggetto responsabile per i debiti accumulati dal giornale, nonostante avesse cessato la sua funzione direttiva.
De Gregorio ha poi spiegato di aver continuato a lavorare nonostante la pressione economica, anche se le conseguenze pratiche di questa situazione si sono rivelate devastanti per la vita quotidiana della giornalista. Tenendo conto anche della successiva diagnosi di un tumore maligno al seno. “La domanda era: come si fa con tre milioni di debito e tre bambini piccoli a continuare a fare il mio lavoro e non dargliela vinta?“, ha aggiunto. Molto ha fatto “l’educazione siberiana, ferrea del non lamento” che ha seguito fin da piccola. E che le ha permesso di non cedere alla disperazione.



