L’arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro solleva una domanda fondamentale: come può un’accusa penale trasformarsi in un’operazione di guerra contro uno Stato sovrano? La risposta breve è che, secondo la maggior parte degli esperti di diritto internazionale, non può. E infatti l’operazione americana è considerata da molti una violazione del diritto internazionale.
L’amministrazione americana ha fornito spiegazioni diverse a seconda di chi parlava. Il segretario di Stato Marco Rubio ha sostenuto che l’attacco serviva a “proteggere e difendere coloro che eseguivano il mandato d’arresto” contro Maduro. Il vicepresidente JD Vance ha dichiarato che “Maduro ha molteplici incriminazioni negli Stati Uniti per narcoterrorismo. Non puoi evitare la giustizia per traffico di droga solo perché vivi in un palazzo a Caracas”.
Ma la giustificazione più significativa riguarda una nuova dottrina: secondo un memorandum dell’amministrazione ottenuto in ottobre, i cartelli della droga che operano dal Venezuela sarebbero “combattenti illegali” e gli Stati Uniti si troverebbero in un “conflitto armato” con loro. Questa interpretazione permetterebbe di aggirare le normali procedure diplomatiche e legali.
La questione non riguarda solo il diritto internazionale, ma anche la Costituzione degli Stati Uniti. A novembre, la capo dello staff della Casa Bianca Susie Wiles aveva dichiarato a Vanity Fair che attacchi terrestri in Venezuela avrebbero richiesto l’approvazione del Congresso: “Se dovesse autorizzare qualche attività sulla terraferma, allora è guerra, allora servirebbe il Congresso”.
Due mesi dopo, l’amministrazione ha fatto esattamente ciò che aveva detto di non poter fare senza autorizzazione. Gregory Meeks, il principale democratico nella Commissione Affari Esteri della Camera, ha sottolineato che “non c’era nessuna minaccia imminente agli Stati Uniti” dal Venezuela, “certamente non una che giustificasse un’azione militare senza autorizzazione congressuale”.

Claire Finkelstein, professoressa di diritto all’Università della Pennsylvania, ha concordato: “È stato un atto di guerra contro il Venezuela, e non avevamo il tipo di giustificazione di autodifesa che normalmente giustificherebbe il bypass del Congresso”.
Michael Schmitt, ex avvocato dell’Air Force e professore emerito al Naval War College degli Stati Uniti, è stato netto: l’intera operazione – sia gli attacchi navali che la cattura di Maduro – è “una chiara violazione del diritto internazionale”.
Mark Nevitt, ex avvocato della Marina che ora insegna alla Emory University School of Law, ha aggiunto: “Non vedo alcuna base legale per entrare in un altro paese e prendere un leader senza un trattato di estradizione”.
Gli Stati Uniti hanno fatto riferimento all’invasione di Panama del 1989 per arrestare il dittatore Manuel Noriega. Ma gli esperti sottolineano che le situazioni sono profondamente diverse: a Panama gli interessi di sicurezza nazionale americani erano direttamente in gioco attraverso il Canale di Panama e la presenza di cittadini americani e installazioni militari nel paese. Al contrario, il Congresso non ha autorizzato alcuna azione militare contro il Venezuela.
Durante una conferenza stampa sabato, Trump ha parlato ripetutamente non solo di arrestare Maduro, ma anche di “gestire” il Venezuela e prendere il controllo del suo petrolio. Questi commenti suggeriscono che gli obiettivi dell’operazione andassero ben oltre l’arresto di un presunto criminale.
La rappresentante Marjorie Taylor Greene ha sollevato una questione scomoda: “Perché è ok per l’America invadere militarmente, bombardare e arrestare un leader straniero ma la Russia è malvagia per aver invaso l’Ucraina e la Cina è cattiva per l’aggressione contro Taiwan? È ok solo se lo facciamo noi?”
Dal punto di vista del diritto internazionale, l’operazione in Venezuela viola il principio fondamentale della sovranità degli Stati. Non esiste un trattato di estradizione tra USA e Venezuela, non c’era una minaccia immediata agli Stati Uniti, e l’azione è stata condotta senza autorizzazione del Congresso americano o delle Nazioni Unite.
La differenza tra questo caso e l’ipotesi che la Francia bombardasse la Sicilia per arrestare un boss mafioso è solo una: gli Stati Uniti hanno il potere militare per farlo e nessuno può fermarli fisicamente. Ma questo non rende l’azione legale, solo possibile



