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Home » Attualità » Pratiche commerciali scorrette, Sky Italia multata dall’Antitrust per 4,2 milioni di euro. L’azienda: “Siamo stupiti”

Pratiche commerciali scorrette, Sky Italia multata dall’Antitrust per 4,2 milioni di euro. L’azienda: “Siamo stupiti”

Sky multata per 4,2 milioni dall'Antitrust per pratiche scorrette: aumenti nascosti in fattura, claim ingannevoli su Now e offerte retention non applicate.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene10 Dicembre 2025
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Mamma e figlia vedono TV
Mamma e figlia vedono TV (fonte: Unsplash)

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inflitto a Sky Italia una sanzione complessiva di 4,2 milioni di euro per tre pratiche commerciali considerate scorrette. Il provvedimento, adottato il 18 novembre 2025 al termine del procedimento PS12917, riguarda comportamenti ritenuti contrari agli articoli 20, 21 e 22 del Codice del consumo, le norme che vietano le pratiche ingannevoli quando possono compromettere la capacità del consumatore di compiere scelte economiche consapevoli.

Secondo l’Antitrust, le pratiche contestate si sono sviluppate tra il 2021 e il 2025, coinvolgendo diverse tipologie di offerte e comunicazioni rivolte a una platea molto ampia di abbonati. Sky, che nel 2024 dichiarava un fatturato pari a 2,348 miliardi di euro e oltre quattro milioni di clienti, ha presentato nel corso dell’istruttoria istanze di accesso agli atti, chiarimenti, audizioni e una proposta di impegni poi rigettata.

La prima pratica contestata riguarda le comunicazioni con cui Sky ha informato gli abbonati degli aumenti di prezzo applicati ai pacchetti TV nel 2024. L’AGCM ha ricostruito in dettaglio il contenuto delle fatture e delle email inviate ai clienti, osservando che l’avviso di variazione contrattuale era collocato all’inizio della quarta pagina della fattura, dopo il riepilogo economico e dopo una pagina di contenuti promozionali, senza alcuna evidenziazione grafica e con un testo esteso in cui la parte relativa al diritto di recesso gratuito risultava diluita e poco immediata.

Anche gli avvisi via email, secondo l’Autorità, non davano adeguata pubblicità alla scadenza entro la quale il recesso poteva essere esercitato senza costi. L’AGCM ritiene che tali modalità potessero compromettere la capacità degli utenti di comprendere in modo tempestivo l’aumento e quindi di esercitare in tempo il diritto di recesso gratuito. La sanzione applicata per questa pratica è pari a 2 milioni di euro, ridotti rispetto all’importo base in considerazione delle iniziative di caring adottate da Sky nei confronti dei clienti che avevano presentato reclamo e delle misure organizzative avviate durante il procedimento.

La seconda pratica riguarda le offerte Now commercializzate tra il 2021 e il 2023 con il claim “finché non disdici”, utilizzato per presentare abbonamenti a rinnovo mensile. Nonostante il messaggio suggerisse un prezzo stabile, a luglio 2024 Sky ha applicato aumenti facendo ricorso allo ius variandi previsto dalle condizioni generali di contratto. L’Antitrust ha ritenuto ingannevole l’utilizzo del claim, in quanto idoneo a indurre il consumatore a pensare che l’importo sarebbe rimasto invariato. I rimandi nelle note legali non sono stati ritenuti sufficienti a neutralizzare l’effetto del messaggio promozionale. Per questa pratica la sanzione è pari a 800.000 euro.

La terza pratica riguarda le offerte di retention rivolte ai clienti in fase di recesso o prossimi alla scadenza del contratto. Le segnalazioni documentano proposte commerciali presentate come particolarmente vantaggiose, spesso confermate in email riepilogative o attraverso procedure online, ma non applicate in fattura. L’AGCM ha osservato che tali difformità si ripetevano con modalità ricorrenti, talvolta attraverso meccanismi complessi come la scomposizione dello sconto in due componenti e la riserva di modificarne unilateralmente una parte.

Sky Italia multata per pratiche commerciali scorrette: da aumenti poco chiari a offerte non rispettate. Ecco a quanto ammonta la sanzione pic.twitter.com/3SXEGmdCJl

— QuiFinanza (@qui_finanza) December 10, 2025

Nel procedimento è emerso anche che alcuni errori erano imputabili a disallineamenti tecnici dei sistemi software, ma l’Autorità ha rilevato la sistematicità della mancata corrispondenza tra promesse e condizioni effettive. La sanzione, in questo caso, è stata pari a 1,4 milioni di euro. Nella quantificazione degli importi l’Antitrust ha tenuto conto della gravità delle violazioni, della platea potenzialmente coinvolta, della durata delle condotte e delle condizioni economiche della società, applicando riduzioni in presenza di attività di rimborso, interventi organizzativi e misure di compliance.

Sky dovrà comunicare entro sessanta giorni le iniziative assunte per ottemperare al provvedimento e le sanzioni dovranno essere pagate entro trenta giorni dalla notifica. Immediata la replica da Sky Italia: “Siamo stupiti dalla sanzione comunicata oggi dall’Autorità, perché arriva nonostante le azioni messe in campo da Sky con l’obiettivo condiviso di rafforzare ulteriormente la trasparenza dei processi aziendali e di porre sempre il cliente al centro. Restiamo convinti della correttezza del nostro operato e ci riserviamo di valutare tutte le azioni necessarie nelle sedi più opportune”.

L’Unione Nazionale Consumatori giudica positiva la decisione dell’AGCM, ma la ritiene insufficiente. Massimiliano Dona, presidente dell’associazione, ricorda che da anni l’organizzazione denuncia modalità di comunicazione poco visibili e poco evidenti per modifiche contrattuali e aumenti di prezzo, spesso inseriti tra pagine inutili e contenuti promozionali, “mirate a scoraggiare la lettura e a nascondere il rincaro“, anche perché inviati nei mesi estivi.

L’associazione osserva inoltre che gli interventi ex post dell’Antitrust non assicurano un pieno risarcimento ai consumatori e ribadisce la necessità di regole più stringenti per Authority e legislatore. Secondo Dona, ogni aumento o modifica unilaterale dei contratti dovrebbe richiedere il consenso espresso del cliente: “Abbiamo chiesto ad esempio che per ogni variazione unilaterale delle condizioni contrattuali e ogni rinnovo delle condizioni economiche che implica un aumento dei prezzi, sia richiesto un previo e espresso consenso da parte del cliente. Stop, insomma, al principio del silenzio assenso. In subordine al consenso espresso, serve che vi sia una comunicazione ad hoc e che vi sia la conferma del cliente dell’avvenuta lettura”.

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