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Home » Attualità » Recita nel film su Ferrari per due giorni, l’INPS gli toglie la pensione: ecco perché il giudice lo ha salvato

Recita nel film su Ferrari per due giorni, l’INPS gli toglie la pensione: ecco perché il giudice lo ha salvato

Un pensionato modenese con Quota 100 ha fatto la comparsa nel film Ferrari per 300 euro. L'INPS gli ha chiesto 34mila euro indietro. La Corte d'Appello gli dà ragione.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino13 Marzo 2026
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Adam Driver in una scena di Ferrari
Adam Driver in una scena di Ferrari (01 Distribution)

Un pensionato di Modena, andato in pensione con Quota 100, ha partecipato come comparsa al film su Enzo Ferrari di Michael Mann per soli due giorni di riprese e un compenso di 300 euro. L’INPS gli ha reclamato l’intera pensione del 2022, circa 34.000 euro, ritenendo quell’attività incompatibile con il trattamento previdenziale. La Corte d’Appello di Bologna gli ha dato definitivamente ragione.

una scena di Ferrari (01 Distribution)
Una scena di Ferrari (01 Distribution)

La storia ha i contorni di un racconto kafkiano, eppure è accaduta davvero. Un uomo residente a Modena, che nel 2020 era andato in pensione a 62 anni con 38 anni di contributi grazie alla cosiddetta “Quota 100″, si era concesso nel 2022 la realizzazione di un piccolo sogno nel cassetto: partecipare come comparsa alle riprese del film Ferrari, il biopic del regista americano Michael Mann con Penelope Cruz e Adam Driver nei ruoli principali. Due sole giornate sul set, qualche secondo di schermo tra la folla, e 300 euro di rimborso spese. Poi, la festa in famiglia, le visioni ripetute della pellicola uscita nel 2023, gli sfottò degli amici. Un ricordo da custodire.

La gioia, però, ebbe vita breve. Verso la fine del 2023 arrivò una comunicazione dell’INPS che lasciò l’uomo di stucco: l’istituto previdenziale intendeva revocare l’intera pensione erogata nel corso del 2022, per un importo complessivo di circa 34.000 euro. La motivazione? La partecipazione al film veniva classificata come lavoro dipendente, in violazione del divieto di cumulo previsto per chi percepisce la pensione anticipata con Quota 100.

Di fronte a quella che appariva come una sanzione del tutto sproporzionata, il pensionato non si arrese. Si rivolse al Patronato INAC-CISL e impugnò il provvedimento senza esitazione. L’INPS, tuttavia, non cedette di un millimetro, e la questione finì inevitabilmente davanti ai giudici. Non era la prima volta che l’istituto si trovava sotto accusa per vicende analoghe: negli anni precedenti si erano moltiplicati casi simili in tutta Italia, da un pensionato di Pordenone cui erano stati chiesti 40.000 euro per aver lavorato un solo giorno come comparsa, a un altro di Perugia che aveva ricevuto una richiesta di restituzione di 26.000 euro per aver cantato in un coro. Episodi che avevano acceso un dibattito pubblico sulla proporzionalità delle sanzioni applicate dall’ente.

Nel gennaio 2025, un’ulteriore sentenza del Tribunale del Lavoro di Busto Arsizio, ottenuta grazie al Codacons,  aveva già sconfessato l’INPS in un caso pressoché identico: un pensionato aveva lavorato un giorno come comparsa cinematografica ricevendo circa 127 euro lordi, e l’istituto reclamava oltre 11.000 euro. Il giudice aveva dichiarato illegittima la richiesta, riconoscendo il carattere meramente occasionale della prestazione.

Nei giorni scorsi i giudici Serri, Martinelli e Mascini della Corte d’Appello di Bologna, sezione lavoro, hanno chiuso definitivamente la vicenda respingendo il ricorso dell’INPS e dando piena ragione al pensionato modenese. Nel corso del procedimento è emerso con chiarezza che l’uomo non aveva firmato alcun contratto di lavoro dipendente né autonomo in senso stretto: si era limitato a cedere i propri diritti d’immagine alla società di produzione “Welcome to Italy” e a posizionarsi sul set come qualsiasi altra comparsa, senza ricevere direttive specifiche né svolgere mansioni particolari.

L’attività descritta non comportava lo svolgimento di particolari mansioni, se non quella di posizionarsi sul set insieme ad altre persone: nessuna direttiva circa le modalità della prestazione, proprio perché non era prevista alcuna attività. La prestazione poteva inquadrarsi al più come lavoro occasionale autonomo, cumulabile con il trattamento pensionistico.

Una distinzione tutt’altro che banale sul piano giuridico: la sentenza chiarisce che stare fermi su un set in attesa di un’inquadratura, senza compiti specifici né vincolo di subordinazione, rientra nel perimetro del lavoro autonomo occasionale e non del lavoro dipendente.

Quota 100 e il divieto di cumulo: cosa dice la legge

  • Chi va in pensione con Quota 100 non può cumulare l’assegno con redditi da lavoro dipendente o autonomo fino al raggiungimento dei 67 anni (età per la pensione di vecchiaia).
  • L’unica eccezione è il lavoro autonomo occasionale, ammesso entro il limite lordo annuo di 5.000 euro.
  • Il superamento della soglia comporta la sospensione della pensione per l’intero anno solare, indipendentemente dall’importo effettivamente percepito.
  • I 300 euro percepiti dal pensionato modenese erano ampiamente al di sotto di tale limite.

La vicenda del pensionato modenese non è un caso isolato. Negli ultimi anni si è formato un vero e proprio gruppo di persone in pensione con Quota 100 che si sono trovate nella stessa situazione dopo aver lavorato per pochi giorni come comparsa, percependo compensi irrisori. Secondo alcune stime, i casi sarebbero centinaia in tutta Italia. La questione ha investito anche chi ha partecipato ad altre produzioni cinematografiche: nel gennaio 2026, ad esempio, un pensionato di Trento ha denunciato di aver ricevuto una richiesta di restituzione di 21.000 euro dopo aver preso parte al film Vermiglio per sette giorni, portando una croce in una singola scena.

Il tema della proporzionalità delle sanzioni è al centro del dibattito: esperti e giuristi hanno più volte sottolineato come chiedere la restituzione di un anno intero di pensione a fronte di poche centinaia di euro guadagnate sia una misura eccessiva rispetto all’infrazione commessa. La Corte Costituzionale, tuttavia, ha ribadito la legittimità del meccanismo, lasciando ai singoli tribunali il compito di valutare caso per caso la natura della prestazione svolta.

Per il pensionato modenese, comunque, la storia ha un lieto fine: i suoi soldi torneranno indietro. E il film con Adam Driver e Penelope Cruz potrà rivederlo, questa volta, con un sorriso più sereno.

 

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