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Home » Attualità » Referendum giustizia, è tutti contro tutti, il Ministero chiede all’ANM la lista dei finanziatori del No, per il PD è intimidazione

Referendum giustizia, è tutti contro tutti, il Ministero chiede all’ANM la lista dei finanziatori del No, per il PD è intimidazione

Scontro totale sul referendum: il Ministero vuole i nomi di chi finanzia il "No". PD e magistrati gridano all'intimidazione. Sì in vantaggio.
RedazioneDi Redazione16 Febbraio 2026Aggiornato:16 Febbraio 2026
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martelletto del giudice
martelletto del giudice (fonte: FreePiK)

Il clima politico italiano si fa incandescente in vista del referendum sulla separazione delle carriere, previsto per il 22 e 23 marzo 2026. Quello che dovrebbe essere un confronto tecnico sulla struttura della magistratura si è trasformato in uno scontro istituzionale senza esclusione di colpi, che vede contrapposti il Governo, l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) e le opposizioni.

La miccia è stata accesa da un’interrogazione del deputato Enrico Costa (Forza Italia), il quale sospetta un legame troppo stretto tra i magistrati in servizio e i privati cittadini che finanziano il comitato “Giusto dire No”. Il timore espresso da Costa è che un giudice, iscritto all’ANM, possa trovarsi a giudicare in tribunale proprio una persona che ha donato soldi al suo comitato referendario, creando un potenziale conflitto di interessi.

In risposta, il Ministero della Giustizia (tramite il capo di gabinetto Giusi Bartolozzi) ha inviato una lettera ufficiale all’ANM “invitandola” a rendere pubblici i nomi dei finanziatori privati. La replica del presidente dei magistrati, Cesare Parodi, è stata netta: il comitato è un ente autonomo e le donazioni sono già trasparenti sul sito web. Parodi ha inoltre sottolineato che diffondere i dati dei privati cittadini violerebbe la loro privacy.

Uomo che mostra una bilancia simbolo di giustizia
Uomo che mostra una bilancia simbolo di giustizia (fonte: FreePik)

Le opposizioni sono insorte duramente. Debora Serracchiani (PD) ha definito la richiesta del Ministero un atto di “nervosismo” che ricorda le liste di proscrizione, ovvero elenchi di persone da punire o colpire politicamente. Anche Peppe De Cristofaro (AVS) ha parlato di un tentativo di delegittimare il sindacato dei magistrati, definendo “sospetta” la velocità con cui il Ministero si è mosso per assecondare la richiesta di Forza Italia.

A rendere l’aria ancora più pesante sono state le parole di Nicola Gratteri, procuratore di Napoli. Gratteri ha affermato che a votare “Sì” alla riforma sarebbero “mafiosi e massoni”, scatenando l’ira dei giuristi. Augusto Barbera, ex presidente della Consulta, ha definito queste frasi “indecenti, ai limiti dell’eversione”, accusando il magistrato di voler dividere gli elettori in “buoni e cattivi” in base al voto. Non ultime le dichiarazioni del Guardasigilli Nordio che in un’intervista al Mattino di Padova ha detto che all’interno del Csm tra le correnti della magistratura c’è “una consorteria autoreferenziale, un meccanismo para-mafioso che solo il sorteggio può eliminare”.

Nonostante le polemiche, i sondaggi vedono attualmente il Sì in vantaggio al 48%, contro il 40% del No. Poiché per questo referendum non è previsto il quorum (ovvero la votazione è valida a prescindere da quante persone vadano alle urne), ogni singolo voto peserà moltissimo sul futuro della giustizia italiana.

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