Il governo italiano ha reagito velocemente dopo che la Corte di Cassazione ha deciso di modificare il quesito del referendum sulla riforma della giustizia. Alle 12 si terrà un Consiglio dei ministri d’urgenza per capire come gestire la situazione creata dalla decisione dei giudici della Suprema Corte.
La Cassazione ha dato ragione a un gruppo di 15 giuristi (coordinati dall’avvocato Carlo Guglielmi) che avevano raccolto oltre 500mila firme lo scorso gennaio. Questi cittadini avevano chiesto di cambiare la formulazione del quesito referendario, rendendolo più chiaro e dettagliato.
La differenza tra i due testi può sembrare piccola, ma non lo è. Il vecchio quesito chiedeva semplicemente se gli italiani approvassero la legge costituzionale sulla giustizia pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Il nuovo quesito, invece, specifica esplicitamente quali articoli della Costituzione verrebbero modificati: si tratta di ben sette articoli (87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110).
Secondo i promotori della raccolta firme, questa precisazione è fondamentale perché permette agli elettori di capire con esattezza su cosa stanno votando. La Cassazione ha dato loro ragione, annullando il quesito precedente e approvando questa versione più completa.

La questione più delicata riguarda proprio il calendario: il referendum era stato fissato per il 22 e 23 marzo 2026. Con questo cambiamento, però, la data potrebbe slittare. Il motivo? Tecnicamente ripartirebbero i tempi previsti per la campagna referendaria, che per legge deve durare almeno 50 giorni.
Gli esperti però sono divisi. Stefano Ceccanti, docente di diritto pubblico alla Sapienza di Roma, ritiene probabile che la data resti invariata: secondo lui il referendum è già stato indetto con decreto, quindi basterebbe aggiornare il quesito senza cambiare il calendario. Altri costituzionalisti, come Michele Ainis, pensano invece che sia inevitabile uno slittamento ad aprile.
C’è un dettaglio che potrebbe favorire il mantenimento della data originaria: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva suggerito di non stampare ancora le schede elettorali, proprio in attesa della decisione della Cassazione. Questo significa che non ci sarebbero problemi tecnici a preparare nuove schede con il quesito aggiornato in tempo per marzo.
Al di là delle questioni procedurali, vale la pena ricordare cosa prevede questa riforma costituzionale. Il testo approvato dal Parlamento introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri: chi diventa magistrato dovrà scegliere subito quale strada seguire, senza più la possibilità di passare da un ruolo all’altro durante la carriera.
La riforma prevede anche la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura separati (uno per i giudici, uno per i pm) e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare che si occuperà dei procedimenti disciplinari contro i magistrati. Per la composizione di questi organi si userà anche il sorteggio, riducendo il peso delle elezioni tradizionali.
Va ricordato che questo è un referendum confermativo (previsto dall’articolo 138 della Costituzione), quindi non serve il quorum: il risultato sarà valido qualunque sia l’affluenza alle urne. Vincerà semplicemente la scelta che otterrà più voti, che sia Sì o No.
Per il momento i promotori della raccolta firme si dicono “in fiduciosa attesa” della decisione del governo sulla nuova data. Spetterà all’esecutivo, probabilmente nelle prossime ore, sciogliere il nodo e decidere se confermare il 22-23 marzo o spostare tutto di qualche settimana. Una partita che si gioca tra norme costituzionali, interpretazioni giuridiche e strategie politiche, mentre milioni di cittadini attendono di esprimersi su una delle riforme più discusse degli ultimi anni.



