Il prestigioso Teatro La Fenice di Venezia è al centro di una tempesta senza precedenti, scatenata dalla nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale. Quella che doveva essere una decisione di alto profilo artistico, infatti, si è trasformata in una vera e propria rivolta, con l’orchestra e tutte le maestranze del teatro, circa 300 lavoratori, che hanno votato all’unanimità per chiedere la revoca immediata dell’incarico.
La nomina, annunciata con un comunicato stampa nel pomeriggio di lunedì 22 settembre, ha subito incontrato una pioggia di commenti negativi sui social e accuse a mezzo stampa, tra cui quelle dell’ex sovrintendente Chiarot, che hanno evidenziato una decisione più politica che artistica. Ma la vera escalation è arrivata con la dura presa di posizione dei professori d’orchestra, che ieri hanno recapitato una lettera al vetriolo alla direzione, lanciando un vero e proprio ultimatum.

Nella missiva, indirizzata al sovrintendente Nicola Colabianchi, anche lui vicino a Fratelli d’Italia e fortemente voluto dal Ministero, i musicisti hanno denunciato di aver appreso la decisione esclusivamente tramite la stampa, in palese contrasto con le dichiarazioni pubbliche e gli incontri sindacali. Un atto che, a loro dire, ha minato profondamente la fiducia riposta nella sua parola e nella capacità di guida trasparente dell’istituzione. Le scuse offerte da Colabianchi, che ha parlato di un’accelerazione per evitare che il caso esplodesse sui giornali, sono state giudicate irricevibili.
Ma la contrarietà non si limita al metodo. Il cuore della protesta risiede nel profilo professionale del direttore musicale designato. Gli orchestrali hanno sottolineato come il curriculum di Beatrice Venezi non sia minimamente paragonabile a quello delle grandi bacchette che, in passato, hanno ricoperto il ruolo di direttore musicale di questo Teatro. In particolare, è stato evidenziato che Venezi non ha mai diretto un titolo d’opera o un concerto sinfonico pubblico nel cartellone della Fenice, né il suo nome compare nei principali teatri d’opera internazionali o festival musicali mondiali.
E, come se tutto questo non fosse sufficiente, le conseguenze di questa nomina affrettata sono già visibili. A sole ventiquattr’ore dall’annuncio, infatti, si registrano disdette da parte di abbonati storici. I musicisti ritengono inaccettabile sacrificare la fiducia di un pubblico fedele, costruita e mantenuta nel tempo anche attraverso difficoltà enormi, per una nomina che non garantisce né qualità artistica né prestigio internazionale. Per loro, la reputazione della Fenice, il livello della sua orchestra e la fiducia del pubblico sono valori messi seriamente in discussione.
La protesta, poi, ha raggiunto il culmine oggi, quando l’assemblea generale di tutti i lavoratori del teatro ha espresso unanime solidarietà alla posizione degli orchestrali. È stato dichiarato lo stato di agitazione permanente, con la riserva di intraprendere tutte le azioni di lotta sindacale necessarie, inclusi scioperi, manifestazioni e sit-in, per difendere la professionalità degli artisti e il rispetto delle regole democratiche nella gestione della Fondazione.
I lavoratori, inoltre, hanno lanciato un messaggio diretto al Sovrintendente, al Consiglio di indirizzo e al Sindaco, affinché si assumano pienamente le proprie responsabilità davanti ai lavoratori, alla città e all’intero mondo della cultura.



