Le Nazioni Unite hanno reintrodotto le sanzioni sull’Iran, un “blitz” inaspettato che ha innescato una nuova ondata di preoccupazione e disperazione nel Paese. Questo meccanismo è stato attivato da Francia, Germania e Regno Unito, esasperati dalle restrizioni iraniane al monitoraggio del programma nucleare da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) e dallo stallo nei negoziati con gli Stati Uniti. La decisione ha riacceso le tensioni geopolitiche e sta avendo un impatto devastante sulla vita quotidiana dei cittadini iraniani, già provati da anni di difficoltà economiche.
Il meccanismo di “snapback” è stato progettato per essere a prova di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, impedendo a Paesi come Cina e Russia di bloccarne l’applicazione, come accaduto in passato. Nonostante l’opposizione di Mosca, con il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov che ha definito le sanzioni una “trappola” per l’Iran, le misure sono entrate in vigore.
Tra le principali disposizioni, il congelamento dei beni iraniani all’estero, il blocco degli accordi sulle armi con Teheran e la penalizzazione di qualsiasi sviluppo del programma missilistico balistico. La Repubblica Islamica ha prontamente denunciato il ripristino delle sanzioni come “ingiustificabile” e “legalmente privo di fondamento”, sottolineando il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo nel 2018 sotto l’amministrazione Trump.

L’impatto sull’economia iraniana è stato immediato. Il rial, la valuta iraniana, ha toccato un minimo storico rispetto al dollaro, che ha raggiunto circa 1,12 milioni di rial sul mercato nero. Questa svalutazione galoppante ha fatto schizzare i prezzi dei beni di prima necessità, rendendo la vita quotidiana insostenibile per molte famiglie. L’inflazione annuale complessiva è stata stimata al 34,5% a giugno, ma il costo degli alimenti essenziali è aumentato di oltre il 50%.
Al centro della crisi vi è il controverso programma nucleare iraniano. Nonostante Teheran insista sulla sua natura pacifica, l’Occidente e l’IAEA ritengono che l’Iran abbia avuto un programma di armi organizzato fino al 2003. Attualmente, l’Iran mantiene uno stock di uranio arricchito fino al 60% di purezza, un passo tecnico breve dal livello di armi (90%), sufficiente per produrre diverse bombe atomiche se decidesse di procedere alla militarizzazione.
Il ritiro dell’Iran dal monitoraggio dell’IAEA dopo la guerra di 12 giorni con Israele a giugno, che ha visto anche attacchi statunitensi a siti nucleari, ha ulteriormente esacerbato la situazione.
Le tensioni geopolitiche sono palpabili. Le persone temono un nuovo round di combattimenti tra Iran e Israele, e potenzialmente anche con gli Stati Uniti, soprattutto dopo che i siti missilistici colpiti a giugno sembrano essere in fase di ricostruzione.



