Nelle immagini di guerra che ci stanno bersagliando da anni ormai, una sta catturando l’interesse generale nelle ultime ore ed è quella di drone terrestre equipaggiato con una mitragliatrice pesante per proteggere le truppe ucraine. Questo “robottino” si chiama D-21-12R e viene utilizzato dai militari per colpire soprattutto veicoli blindati. Il mezzo è controllato a distanza da un operatore in una postazione protetta e sicura, riducendo i rischi per i soldati. Ma qual è la sua storia? Lo strumento è stato ufficialmente autorizzato il 7 aprile 2025 dal Ministero della Difesa ucraino, proprio con lo scopo di lavorare dov’è troppo pericoloso per un essere umano.
Nelle fotografie rilasciate dal ministero si riconosce chiaramente l’armamento montato sul veicolo: una mitragliatrice Browning M2 da 12,7 mm, conosciuta negli ambienti militari americani come “Ma Deuce”. Si tratta di un’arma capace di perforare veicoli leggeri e di coprire ampi settori di fuoco, ed è tra le più diffuse nelle forze NATO. Il fatto che sia già integrata sul D-21-12R segnala una standardizzazione ben precisa con i sistemi occidentali.
Le capacità dichiarate dal ministero sono quattro: sorveglianza del territorio, pattugliamento di aree a rischio, supporto di fuoco diretto alle unità ucraine e neutralizzazione di personale nemico e veicoli leggermente corazzati. Non si tratta di un mezzo pensato per assalti frontali contro carri armati, ma per tutte quelle situazioni in cui si vuole mantenere il controllo di un’area senza esporre soldati al fuoco diretto.
La mobilità è uno dei suoi punti di forza. Il D-21-12R attraversa terreni fangosi, zone paludose e guadi in acque basse, condizioni comuni lungo il fronte orientale ucraino, dove buona parte degli scontri si svolge in aree di campagna dissestata. L’operatore lo guida in tempo reale da un posto di comando protetto, anche a distanza considerevole dall’unità in movimento.
Il D-21-12R non è un caso isolato. Fa parte di una strategia più ampia che Kiev ha avviato con urgenza: sostituire le perdite umane con macchine.
A coordinare tutto c’è Brave1, un cluster difensivo creato da più ministeri ucraini che mette in collegamento startup private, università e forze armate. È la stessa struttura che ha già prodotto altri sistemi approvati di recente, tra cui il D-21-11, versione precedente con torretta automatica, e il Ratel S, un robot kamikaze terrestre capace di colpire obiettivi nemici da distanza di sicurezza.
Nel gennaio 2026, secondo i dati dell’agenzia ucraina United24, le forze di Kiev hanno condotto 7.495 operazioni robotiche in un solo mese. La maggior parte era logistica, trasporto munizioni, evacuazione feriti, rifornimenti, ma una parte prevedeva sistemi armati. In almeno un caso documentato, un gruppo di soldati russi si è arreso davanti a un robot da combattimento controllato da operatori ucraini: un’immagine che ha fatto il giro del mondo e che sintetizza meglio di qualsiasi comunicato cosa stia diventando questa guerra.
Il D-21-12R rappresenta un passo in avanti concreto nella produzione domestica ucraina di armamenti autonomi. Non è una sperimentazione di laboratorio: è un sistema certificato, pronto a entrare nei ranghi ufficiali delle forze armate. In un conflitto che consuma vite umane a ritmi insostenibili, ogni robot certificato è anche un soldato che non rischia di non tornare a casa.



