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Home » Attualità » “So di essere ricercato ma non so perché”: chi è Marin Jelenic, l’uomo che avrebbe ucciso il capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna

“So di essere ricercato ma non so perché”: chi è Marin Jelenic, l’uomo che avrebbe ucciso il capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna

Marin Jelenic fermato a Desenzano per l'omicidio di Alessandro Ambrosio alla stazione di Bologna. Trovato più volte in possesso di armi da taglio, era sempre stato rilasciato.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene8 Gennaio 2026
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Marin Jelenic
Marin Jelenic (fonte: YouTube Tgcom24)

È stato fermato a Desenzano del Garda Marin Jelenic, il cittadino croato di 36 anni accusato di aver ucciso il capotreno 34enne Alessandro Ambrosio accoltellandolo all’addome il 5 gennaio nel parcheggio del piazzale Ovest della stazione di Bologna, in un’area riservata ai dipendenti delle ferrovie.

La polizia ha fermato Jelenic intorno alle 21 del 6 gennaio. Al momento del controllo, l’uomo è apparso confuso e avrebbe dichiarato agli agenti: “So di essere ricercato, ma non esattamente per che cosa”. Il suo atteggiamento sospetto aveva insospettito la pattuglia della Polizia di Stato, che ha deciso di procedere al controllo adottando tutte le cautele del caso, come ha spiegato il questore di Brescia Paolo Sartori.

Il 36enne è una figura già nota alla Polizia Ferroviaria per precedenti relativi al porto di armi da taglio. Dal 2023 Jelenic è stato controllato e denunciato almeno 5 volte nel Nord Italia proprio per il possesso di coltelli. Risultano controlli alla stazione di Milano Centrale il 19 maggio 2025, a quella di Milano Lambrate il 2 settembre, alla stazione di Pavia, a Bologna a inizio maggio e ai primi di dicembre, e ai valichi di frontiera di Trieste il 30 dicembre e di Tarvisio il 10 novembre.

Nonostante i ripetuti fermi, alcuni di questi procedimenti sono finiti con l’archiviazione per la speciale tenuità del fatto. A Bologna, nel giugno 2025, era stato controllato dai carabinieri all’Happy Center di via Di Vincenzo dopo che era stato dato l’allarme perché molesto all’interno dello spazio per senza dimora: in quell’occasione gli erano stati sequestrati un cutter e un astuccio con 20 lame. A Milano di recente è stato trovato in un condominio con un coltello da cucina. L’uomo risulta aver avuto un’unica condanna, a Vercelli, per resistenza a pubblico ufficiale con pena sospesa, ed è quindi rimasto sempre a piede libero.

Lo scorso 22 dicembre il 36enne era stato sorpreso con un coltello in via Scheiwiller, in zona Corvetto a Milano. Dopo questo episodio, il prefetto di Milano aveva emesso nei suoi confronti un ordine di allontanamento comunitario. Lo scorso 18 ottobre, invece, aveva messo sottosopra un supermercato nel centro di Udine dopo essere stato scoperto a nascondere alcune birre nello zaino.

Quando è stato fermato a Desenzano, Jelenic aveva con sé due coltelli. Le armi sono state sequestrate e saranno sottoposte ad accertamenti per comprendere se si tratti di quella utilizzata per uccidere il capotreno, come ha spiegato il capo della squadra mobile di Bologna Guglielmo Battisti. Il fermato è assistito dall’avvocato bresciano Luisella Savoldi ed è in attesa dell’udienza di convalida del fermo che sarà fissata a Brescia.

La Procura di Bologna, con il pm Michele Martorelli, contesta a Jelenic l’omicidio con due aggravanti. La prima è l’aver agito per motivi abietti, la seconda è l’aver commesso il fatto all’interno o nelle immediate adiacenze delle stazioni ferroviarie. Le indagini sono affidate alla squadra mobile e alla Polfer bolognesi, supportate dai colleghi di Milano.

 

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Dopo aver ucciso Alessandro Ambrosio, Jelenic è salito su un treno interregionale diretto a Milano, dove è stato fatto scendere a Fiorenzuola perché sprovvisto di biglietto e controllato. Ha poi ripreso il treno ed è arrivato a Milano Centrale alle 22.40 del 5 gennaio. Le telecamere di sicurezza lo hanno immortalato in piazza Duca d’Aosta e successivamente alle 23.15 in via Farini, in attesa del tram 4.

Un passeggero lo ha notato sul tram e, riconoscendolo la mattina seguente dai fermo immagine circolati, ha segnalato la sua presenza al 112. Le telecamere del tram, acquisite dalla polizia, hanno confermato la presenza del 36enne, che aveva raggiunto l’ospedale Niguarda dove ha trascorso la notte tra il 5 e il 6 gennaio nella sala d’attesa, rimanendovi fino alle 6.40. A quel punto ha ripreso lo stesso mezzo pubblico della linea 4 ed è tornato in stazione centrale.

Jelenic aveva acquistato un biglietto per andare da Tarvisio a Villach, al di là del confine austriaco, con partenza prevista per le 10.30 del 6 gennaio mattina. Invece ha preso un autobus per Desenzano del Garda, dove è stato fermato dalla polizia. Durante gli spostamenti, sul treno da Fiorenzuola a Milano la sera del 5 gennaio, aveva chiesto in prestito a un passeggero il telefono cellulare con cui ha tentato invano di fare una chiamata verso un numero croato. Stessa richiesta fatta diverse volte il giorno dell’omicidio. Non si esclude che possa aver domandato di fare una telefonata anche al capotreno ucciso, per motivi ancora da chiarire.

Alessandro Ambrosio era un 34enne residente nel Bolognese, figlio unico, laureato in statistica e impiegato sui treni Intercity a medio-lunga percorrenza. Era anche un appassionato musicista. Il padre Luigi ha dichiarato: “Mio figlio non aveva nemici, non aveva litigato con nessuno, questo è un delitto inspiegabile. Mai fatto del male a una mosca. Lui faceva il suo servizio tranquillo, poi veniva a casa, usciva. Io con mio figlio avevo un rapporto ottimo”.

A seguito dell’omicidio, le organizzazioni sindacali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Af dell’Emilia-Romagna hanno proclamato uno sciopero del trasporto ferroviario regionale di 8 ore, dalle 9 alle 17 del 7 gennaio. In concomitanza con la mobilitazione, indetta “considerato il grave pregiudizio e pericolo per la sicurezza della salute di lavoratrici e lavoratori delle attività ferroviarie”, si è tenuto un presidio spontaneo in Piazza Medaglie d’Oro, antistante l’ingresso della stazione di Bologna, dove è stato deposto un fiore a ricordo del giovane assassinato. Le organizzazioni sindacali hanno anche chiesto un incontro in Prefettura.

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