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Home » Attualità » Spruzzata con una siringa a Minneapolis, la deputata dem Ilhan Omar va avanti: “Non faccio vincere i bulli”

Spruzzata con una siringa a Minneapolis, la deputata dem Ilhan Omar va avanti: “Non faccio vincere i bulli”

Una deputata aggredita durante un evento pubblico risponde con coraggio: "I bulli non mi fermano". La storia di resilienza di Ilhan Omar a Minneapolis.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino28 Gennaio 2026
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Il momento dell'aggressione a Ilhan Omar
Il momento dell'aggressione a Ilhan Omar (fonte: YouTube)

 Ilhan Omar, deputata democratica del Minnesota, è stata vittima di un’aggressione ieri sera mentre parlava a un evento pubblico a Minneapolis. Durante il suo intervento davanti a circa cento persone, un uomo si è avvicinato e le ha spruzzato addosso un liquido scuro usando una siringa.

Le telecamere di C-SPAN hanno ripreso tutta la scena, che ha scatenato immediate condanne in tutto il paese. L’aggressore è Anthony J. Kazmierczak, 55 anni, senza precedenti per crimini violenti in Minnesota. Le guardie di sicurezza lo hanno immediatamente bloccato a terra mentre i presenti applaudivano. Ora è sotto custodia della polizia con l’accusa di aggressione di terzo grado.

Omar stava chiedendo lo smantellamento dell’agenzia ICE (l’ente federale che controlla l’immigrazione) e le dimissioni di Kristi Noem, segretaria alla Sicurezza interna. A quel punto Kazmierczak si è fatto avanti gridando “Devi dimetterti” e spruzzandole il liquido. Alcune persone hanno notato che la sostanza aveva un odore forte e sgradevole. Sul posto sono stati fatti controlli per capire di cosa si trattasse.

La deputata, però, non si è fatta intimidire. Dopo essersi pulita con un tovagliolo, ha continuato a parlare. “Ecco la realtà che persone come questo uomo orribile non capiscono: siamo forti come il Minnesota e resteremo resilienti di fronte a qualsiasi cosa ci possano scagliare contro”, ha detto dal palco ricevendo un’ovazione.

L’incontro era stato organizzato per discutere della presenza controversa dell’ICE a Minneapolis e delle recenti morti di due cittadini americani durante i controlli sull’immigrazione: Renée Nicole Good e Alex Pretti, un’infermiere di 37 anni ucciso sabato scorso. Da dicembre, la città è teatro dell’Operazione Metro Surge, un’iniziativa dell’amministrazione Trump per arrestare immigrati senza documenti.

Dopo l’evento, Omar ha scritto sui social: “Sto bene. Sono una sopravvissuta, quindi questo piccolo agitatore non mi intimidirà e non mi impedirà di fare il mio lavoro. Non lascio vincere i bulli”.

L’aggressione ha ricevuto condanne da politici di entrambi gli schieramenti. Jacob Frey, sindaco democratico di Minneapolis, ha scritto: “Inaccettabile. Violenza e intimidazione non hanno posto a Minneapolis”. Anche Nancy Mace, deputata repubblicana della Carolina del Sud, ha espresso solidarietà: “Sono profondamente turbata. Indipendentemente da quanto io sia in disaccordo con la sua retorica, nessun funzionario eletto dovrebbe subire attacchi fisici”.

Omar, 43 anni, è nata in Somalia ed è arrivata negli Stati Uniti come rifugiata. Nel 2018 ha fatto la storia diventando una delle prime due donne musulmane elette al Congresso, insieme a Rashida Tlaib del Michigan. Rappresenta il quinto distretto del Minnesota (Minneapolis e dintorni) ed è vicepresidente del Progressive Caucus alla Camera.

Da anni è un bersaglio frequente degli attacchi della destra americana, in particolare del presidente Donald Trump. Lo stesso giorno dell’aggressione, Trump l’aveva citata durante un discorso in Iowa: “Viene da un Paese che è un disastro, non è nemmeno un Paese, francamente”. Il mese scorso aveva anche annunciato indagini sulle sue finanze definendola “spazzatura”, in riferimento a presunti scandali che coinvolgerebbero membri della comunità somalo-americana.

Omar riceve regolarmente minacce per le sue posizioni progressiste su temi come la riforma dell’immigrazione, l’assistenza sanitaria universale e la sua ferma opposizione alla guerra di Israele a Gaza. Nonostante tutto, la deputata ha ribadito la sua determinazione a continuare a rappresentare la comunità di Minneapolis.

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