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Home » Attualità » Stop totale per Napolitano Store, sequestrato tutto: 5,7 milioni evasi e prezzi troppo bassi per essere veri

Stop totale per Napolitano Store, sequestrato tutto: 5,7 milioni evasi e prezzi troppo bassi per essere veri

Milioni di euro con fatture false e reverse charge. Indagato il tiktoker Angelo Napolitano per evasione fiscale.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti14 Gennaio 2026Aggiornato:14 Gennaio 2026
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Angelo Napolitano
Angelo Napolitano (fonte: YouTube)

L’intero compendio aziendale di Napolitano Store, società con sede a Casalnuovo di Napoli specializzata nel commercio di elettrodomestici e telefoni cellulari, è stato posto sotto sequestro dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli. Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminarie del Tribunale di Nola nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura che ipotizza un sistema strutturato di frode fiscale attraverso fatture false ed evasione dell’IVA.

Il sequestro di questa mattina rappresenta l’epilogo di indagini già avviate lo scorso settembre, quando un primo sequestro preventivo finalizzato alla confisca aveva riguardato beni per 5.740.561 euro, misura successivamente confermata dal Tribunale del Riesame. In quell’occasione erano finiti sotto sequestro anche uno yacht di 16,5 metri, formalmente intestato a terzi ma ritenuto nella piena disponibilità dell’indagato Angelo Napolitano, imprenditore e tiktoker noto per la promozione dei suoi prodotti sui social.

La prosecuzione delle indagini ha permesso agli inquirenti di documentare la persistenza di uno schema fraudolento nella commercializzazione di cellulari e televisori. La società, che ha conosciuto una crescita esponenziale e anomala del fatturato negli ultimi anni passando da 2,2 milioni di euro nel 2017 a 20,8 milioni di euro nel 2023, avrebbe continuato a mascherare vendite al dettaglio come operazioni all’ingrosso per evadere il pagamento dell’IVA.

 

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Il meccanismo individuato dalla Guardia di Finanza prevedeva l’emissione di fatture false in regime di reverse charge nei confronti di società cartiere, ovvero aziende esistenti solo sulla carta. In questo modo le vendite effettive a privati consumatori, per le quali si sarebbe dovuta applicare l’aliquota IVA ordinaria, venivano dissimulate come cessioni all’ingrosso senza applicazione dell’imposta. Un artificio che avrebbe permesso all’azienda di proporre prezzi significativamente più bassi rispetto alla grande distribuzione organizzata e alle stesse società produttrici.

Dalle indagini è emerso che la convenienza sui prezzi era vincolata a una condizione precisa: il pagamento in contanti. In questi casi, al cliente non veniva rilasciato un regolare scontrino fiscale, ma una bolletta priva di validità fiscale, pur essendo molto simile nell’aspetto a un normale documento di vendita. Questo documento, elaborato con un apposito software gestionale, riportava il codice IMEI del telefonino venduto per giustificare l’uscita della merce dal magazzino, monitorare le vendite al pubblico e garantire alla clientela l’eventuale sostituzione dei prodotti.

Il fatto che le condotte illecite siano proseguite anche dopo il primo sequestro dello scorso 17 settembre ha spinto il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Nola, su richiesta della Procura, a disporre il sequestro impeditivo dell’intera attività aziendale, ritenuta sistematicamente finalizzata alla realizzazione di profitti illeciti mediante reati tributari. Angelo Napolitano ha commentato la vicenda attraverso un video su TikTok, annunciando ai suoi follower:

Avete saputo la notizia. Va bene, supereremo anche questa. Abbiamo avuto una chiusura di 15 giorni ma restiamo a completa disposizione per acquisti o altro a Cardito di Napoli, o al Cis di Nola, oppure sempre a Casalnuovo, in un’altra sede che domani sarà operativa. Dobbiamo aspettare 15 giorni. Supereremo anche questa.

L’operazione della Guardia di Finanza mette in luce come la promozione aggressiva sui social network, in particolare su TikTok dove Napolitano Store aveva costruito una significativa presenza, fosse accompagnata da un sistema di vendita che gli inquirenti ritengono strutturalmente orientato all’evasione fiscale. La combinazione tra visibilità digitale e prezzi estremamente competitivi aveva attirato numerosi clienti, ignari del meccanismo sottostante che avrebbe permesso quegli sconti apparentemente inspiegabili.

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