Finisce in queste ore il conto alla rovescia per la partenza di decine di navi provenienti da 44 paesi diversi, che porteranno aiuti umanitari alla popolazione di Gaza. La “Global Sumud Flotilla” rappresenta una delle più grandi operazioni di solidarietà internazionale degli ultimi anni. La prima tranche di imbarcazioni partirà oggi da Barcellona, in Spagna. Il 4 settembre, invece, sarà la volta delle navi che partiranno da Tunisi. L’obiettivo è attraversare il blocco israeliano per consegnare medicine, cibo e acqua potabile alla popolazione palestinese che vive ormai in condizioni di carestia. Molti artisti e personaggi pubblici italiani hanno deciso di sostenere questa iniziativa. Tra questi, lo storico Alessandro Barbero che in un reel viralissimo ha spiegato cosa voglia dire la parola “Sumud”:
“Sumud è una parola araba che indica la forza di tener duro, di sopportare tutto di fronte alle avversità. E quando gli arabi che la usano sono palestinesi, è evidente a tutti che cosa significa. Sumud è il nome di una flottiglia di attivisti pacifisti, di 80 paesi (…) quando si fa uno sforzo internazionale parliamo tutti americano ma in questo caso parliamo anche arabo, anzi palestinese, e sarebbe bello dirle anche in ebraico queste cose (…).
Che il mondo assista ai crimini del governo israeliano e uso volutamente questa parola, io non niente in contrario a usarne altre (il riferimento è al termine genocidio, ndr), ma basta questa, crimini di un governo contro un intero popolo, contro i suoi bambini, che il mondo assista senza quasi reagire è una cosa di cui ci vergogniamo, e ci vergogneremo ancora di più in futuro quando ci ripenseremo“.
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La Global Sumud Flotilla nasce dall’unione di tre grandi movimenti: la Freedom Flotilla Coalition, il Movimento Globale per Gaza e il Maghreb Sumud Convoy. A bordo delle navi ci sono medici pronti a prestare assistenza, giornalisti che vogliono documentare la situazione reale, avvocati specializzati in diritti umani e cittadini comuni che hanno scelto di agire concretamente.
A livello internazionale, figure come Greta Thunberg e l’attrice Susan Sarandon hanno lanciato appelli per sensibilizzare l’opinione pubblica. Anche al Festival del Cinema di Venezia, diversi artisti italiani, riuniti nel collettivo Venice for Palestine, hanno scritto una lettera aperta per chiedere una presa di posizione ufficiale sulla situazione a Gaza e per chiedere il ritiro dell’invito a Gal Gadot e Gerard Butler, entrambi sostenitori di Israele a vario titolo. Tra i firmatari, anche Carlo Verdone che, tuttavia, ha tenuto a specificare di “essere stato messo in mezzo“, perché non aveva intenzione di censurare artisti.
Non è necessario essere a bordo di una nave: si può contribuire condividendo informazioni sui social media, sostenendo economicamente la missione o partecipando a iniziative locali di sensibilizzazione.
Questa non è la prima volta che vengono organizzate missioni simili. Nelle scorse settimane, altre imbarcazioni hanno tentato di raggiungere Gaza: a fine luglio la nave Handala è stata fermata dalle forze navali israeliane in acque internazionali, mentre il 10 giugno era toccato alla Madleen, che trasportava tra gli altri Greta Thunberg. A maggio, la nave Conscience era stata attaccata da droni, causando feriti tra l’equipaggio.
Il significato più profondo.
